La politica si autoelogia e prova a mettere il cappello sul risultato. I magistrati, invece, mettono i puntini sulle “i”. Il sequestro di oltre 200 milioni di euro del cosiddetto “tesoro” riconducibile a Matteo Messina Denaro “dimostra che lo Stato c’è ed è più forte delle mafie”, ha affermato Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: “Il governo guidato da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia – ha aggiunto – continuerà a sostenere con fermezza ogni azione di contrasto alla criminalità organizzata, al narcotraffico e al riciclaggio internazionale, rafforzando gli strumenti investigativi“. L’operazione, sottolinea la vicecapogruppo Augusta Montaruli, prova “che lo Stato c’è e non fa sconti a nessuno”.
Negli stessi minuti in cui i rappresentanti della maggioranza parlano, a Palermo il procuratore Maurizio De Lucia e il capo dell’antimafia nazionale Giovanni Melillo illustrano l’operazione in una conferenza stampa. “Anche in questa indagine c’è la riprova che le intercettazioni non possono immaginarsi in un solo procedimento“, spiega il primo ai giornalisti. E fa un esempio concreto: “Nelle indagini attuali abbiamo recuperato una conversazione intercettata diversi anni fa, in cui si parlava proprio di una parte di denaro che serviva a finanziare un’attività, in quel caso medica, di quello che all’epoca era il latitante Messina Denaro”.











