I miliardi di lire e poi i milioni di euro, passati tra le mani di Matteo Messina Denaro non sono quantificabili. L’ultima inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, ha messo in luce l’ennesimo tassello di un mosaico ancora incompleto. Un tesoretto stimato in 200 milioni di euro, frutto degli investimenti trasversali di un narcotrafficante legato all’ex primula rossa di Cosa Nostra, con immobili e contri correnti sparsi in tutto il mondo.
Un fiume di soldi
Messina Denaro è riuscito nel corso della sua trentennale latitanza ad attingere sempre da nuove risorse economiche, nonostante le numerose operazioni antimafia hanno colpito ripetutamente la sua rete di fiancheggiatori, con sequestri e confische di beni. Se pensiamo che al momento dell’arresto il 13 gennaio 2023, gli investigatori trovano nella disponibilità di u’ Siccu circa 800 mila euro: 500 mila in gioielli e 300 mila in contanti. A Campobello di Mazara (Trapani), il boss ha trascorso l’ultima parte della sua latitanza dorata. A marzo 2025, sono stati sequestrati beni per oltre 3 milioni di euro a Giovanni Luppino, l’autista che ha accompagnato il boss alla visita oncologica alla clinica La Maddalena di Palermo, il giorno dell’arresto.











