L'archivio del boss Matteo Messina Denaro potrebbe essere stato nascosto laddove nessuno avrebbe mai pensato di andarlo a cercare. Il "tugurio", così il capo mafia lo indicava nei suoi scritti. Per la Procura antimafia di Palermo, il "tugurio" era custodito dall'avvocata Antonella Moceri, morta improvvisamente nel 2015. Ma non solo.
Il blitz con le perquisizioni di ieri condotte a Campobello di Mazara dai Carabinieri del Ros e dal Sisco della Polizia, su ordine del gip Serio e su richieste del procuratore aggiunto Di Giorgi e dei pm De Leo, Padova e Brucoli, ha svelato che dietro i pseudonimi "Malvina" e "Selvaggia" Matteo Messina Denaro proteggeva l'identità proprio dell'avvocata Moceri. Un'altra donna dell'album personale di Messina Denaro, tra sentimenti di affetto e di passione e di sostegno alla sua trentennale latitanza. Ufficialmente lei fu suo difensore nel maxi processo Omega e in quello per il tentato omicidio del commissario Germanà. Ma dietro le quinte un'altra utile amante per la latitanza.
La Procura antimafia di Palermo ieri ha perquisito lo studio del legale, ora passato al figlio, non indagato, e nelle proprietà della loro cerchia familiare. Ma l'indagine ha clamore anche per altro: si collega anche all'omicidio avvenuto il 5 maggio 2008 di Maurizio Passanante, il marito dell'avvocata Moceri. Un delitto rimasto non risolto, indagini ora riaperte, contro ignoti. Un delitto che fece scalpore, anche per noti legami di parentela tra la Moceri e i Messina Denaro, imparentata con Antonella Cascio, moglie di Salvatore Messina Denaro. Passanante, 50 anni, era un imprenditore agricolo, mai indagato; i suoi killer furono ripresi da una telecamera, lo sorpresero vicino casa, erano a bordo di un motorino, volti coperti da caschi integrali, lo uccisero con nove colpi di pistola. Forse proprio tra le pagine degli scritti del boss si celerebbe la verità non scoperta.











