Pubblicato il: 02/06/2026 – 19:17

di Giorgio Curcio

TORINO C’è un filo, nelle motivazioni della sentenza “Factotum”, che parte da Torino e arriva direttamente nell’aula bunker di Vibo Valentia, dentro il maxi-processo Rinascita-Scott. È il filo che riguarda una testimonianza resa davanti al Tribunale vibonese e il presunto tentativo, ricostruito dai giudici torinesi, di colpire la credibilità di Andrea Mantella, collaboratore di giustizia centrale nelle indagini della Dda di Catanzaro sulle cosche del Vibonese.

«La testimonianza concordata»

I protagonisti sono tre: Francesco D’Onofrio, Antonio Serratore e Domenico Ceravolo. Sono loro che, secondo l’inchiesta e la ricostruzione accolta dal gup, avrebbero concordato «termini e modi per rendere falsa testimonianza» davanti al Tribunale di Vibo Valentia, nel processo “Rinascita-Scott”, con l’obiettivo di «screditare» Mantella e le sue dichiarazioni acquisite agli atti di uno dei più importanti processi contro la ’ndrangheta. Mantella, del resto, è uno dei collaboratori che hanno inciso con maggiore forza sulle ricostruzioni della Dda di Catanzaro, soprattutto sul sistema criminale della provincia di Vibo Valentia.