Nuova giornata cruciale oggi in Tribunale nel processo per l’omicidio di Fabio Ravasio, il commerciante che nel 2024 morì travolto sulla Provinciale tra Busto Garolfo e Parabiago in quello che per gli inquirenti non fu un incidente stradale commesso da un pirata ma un omicidio ben pianificato.
L’attenzione dell’udienza sarà ancora una volta concentrata sulla posizione di Adilma Pereira Carneiro, ritenuta dalla Procura la regista del piano. Attorno alla figura della brasiliana ruota infatti gran parte dell’impianto accusatorio costruito dagli investigatori, convinti che dietro la morte di Ravasio vi fosse una precisa organizzazione. Oggi in aula sfileranno testimoni considerati centrali per ricostruire il ruolo degli imputati nei preparativi dell’uccisione. Tra le deposizioni più attese, quella dell’agente della Locale di Parabiago, emersa come figura controversa nel corso delle indagini e oggi indagato per reato connesso. Il vigile dovrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.
Secondo quanto emerso negli atti dell’inchiesta, l’agente avrebbe avuto contatti con Adilma Pereira Carneiro e le avrebbe fornito informazioni tra cui il posizionamento delle telecamere lungo il percorso dove si consumò l’investimento mortale di Ravasio. Non solo. Sempre secondo gli investigatori, il vigile avrebbe anche agevolato alcune pratiche anagrafiche riguardanti i figli della brasiliana. Tra i testimoni ci sarà anche Giorgio Oliva, fratello dell’imputato Fabio Oliva. Attesa inoltre la testimonianza di Davide Metta, ex compagno di cella di Marcello Trifone, marito di Adilma, che avrebbe consegnato agli inquirenti alcuni foglietti ricevuti proprio da Trifone. Biglietti che per gli investigatori sono rilevanti per comprendere i rapporti interni al gruppo degli imputati. In aula verrà sentito anche Mohamed Dhaibi, 45 anni, chiamato Blanco, che per l’accusa sarebbe stato reclutato dalla mantide per simulare un malore nell’ambito dell’omicidio.









