Pavia. Si chiude con un'archiviazione definitiva la vicenda che a novembre aveva scosso il centro storico di Pavia, con protagonista un medico di 65 anni del policlinico San Matteo. Il giudice per le indagini preliminari Pietro Balduzzi, accogliendo la richiesta della sostituto procuratore Giuliana Rizza, ha firmato il decreto di archiviazione per il giovane di 24 anni denunciato con l’accusa di aggressione e lesioni aggravate. L'intero impianto accusatorio si è sgretolato sotto il peso delle incongruenze e delle testimonianze raccolte dalla squadra mobile della questura, che hanno fatto emergere una realtà diversa da quella descritta nella prima denuncia del professionista. Le ricostruzioni I fatti risalgono alla notte del 5 novembre. Secondo il racconto iniziale, il medico stava rientrando a casa in auto quando, tra via Teodolinda e piazza Duomo, si era imbattuto in un gruppo di ragazzi che bloccava il passaggio. Ne era nato un alterco, culminato con una rovinosa caduta a terra del professionista e un serio trauma cranico. Le indagini della polizia, condotte esaminando i video della Ztl e della videosorveglianza, hanno però ribaltato questo scenario, scagionando del tutto gli amici del giovane, indagati in un primo momento. È emerso infatti che il medico si trovasse in uno stato «di forte alterazione» e che, al momento del suo arrivo, avesse rischiato di investire alcuni ragazzi fuori da un pub dietro il Duomo, scatenando il caos. Inoltre, le verifiche della procura hanno evidenziato due anomalie: al medico non fu effettuato l'alcoltest nell'immediatezza poiché andò al pronto soccorso solo molte ore dopo, quando la moglie lo trovò a letto con il sangue sul viso, e la denuncia venne depositata addirittura una settimana dopo. Gli stessi giovani presenti in piazza furono poi i primi a soccorrerlo sul porfido. I passaggi del provvedimento d’archiviazione mettono in luce l'impossibilità di sostenere l’accusa in giudizio. Negli atti si legge che «non emergono elementi sufficienti all'esercizio dell'azione penale», essendo accertata «l'impossibilità di giungere ad una ricostruzione certa ed univoca dei fatti contestati». La versione del medico in sede di querela, in cui riferisce di «essere caduto a seguito di una spinta», per il giudice «contrasta con quanto dichiarato dallo stesso nell'immediatezza dei fatti», quando aveva parlato di un pugno ricevuto sul viso. Inoltre le testimonianze «non permettono di ricavare elementi utili», posto che «nessuno ha direttamente assistito al momento in cui il medico cadeva per terra». L'unico fatto certo è «l'esistenza di una situazione caotica e conflittuale presente al momento dei fatti e generatasi a seguito dell'arrivo in auto del medico, che tra l’altro era in stato di alterazione». Soddisfatto il legale del giovane, l'avvocato Maurizio Sorisi, che commenta la decisione: «Una vicenda che dimostra come prima di dare colpe e mostrificare una persona, in questo caso un giovane, bisogna prima interpretare gli atti».
«Medico non fu pestato in centro»: il giudice dispone l’archiviazione
Il professionista raccontò un’aggressione, ma le indagini ribaltano tutto














