PADOVA - Resta sospeso dal lavoro in ospedale il medico infettivologo indagato dalla Procura per violenza sessuale dopo le accuse – simili nei fatti ma distinte nei tempi – fatte nei suoi confronti da tre pazienti che, tra loro, non si sono mai conosciuti. La conferma della sospensione, decisa dal gip a fine novembre, è arrivata dal tribunale del Riesame che ha respinto la richiesta della difesa del professionista che aveva provato a spiegare come non ci fossero impedimenti al suo rientro in studio. I giudici del Riesame, però, hanno sottolineato come le testimonianze dei tre pazienti siano credibili, soprattutto perché si assomigliano l’un l’altra e perché non si sono mai conosciuti né hanno mai parlato della loro esperienza con il medico.

I racconti delle tre vittime, tutti padovani di diversa età e che non si conoscono tra di loro, sono stati rimessi assieme prima dell’estate dal pm Sergio Dini sul cui tavolo al quarto piano del palazzo di giustizia era arrivata la denuncia dell’ultima vittima del medico. Aveva raccontato di essere entrato nell’ambulatorio che il dottore aveva in ospedale e che all’improvviso, senza un perché, il camice bianco gli aveva rivelato la propria omosessualità.