di
Federico Fubini
Le critiche del governatore alla Cina e il fallimento dei dazi di Trump
C’è un passaggio nelle “Considerazioni finali” di Fabio Panetta che rivela, allo stesso tempo, i timori del governatore della Banca d’Italia per la fragilità dell’economia mondiale e il peso intellettuale di John Maynard Keynes. Dice Panetta: «Le preoccupazioni per la sicurezza economica e l’autonomia strategica spingono i governi a ridurre la dipendenza dall’estero e a proteggere i settori essenziali». Poi però continua: «Se perseguiti attraverso una frammentazione indiscriminata, questi obiettivi finirebbero per restringere i mercati, accrescere i costi, indebolire le catene produttive e ridurre gli incentivi alla cooperazione e al rispetto delle regole. Ne risulterebbe compromesso proprio ciò che si intende tutelare: il benessere dei cittadini».
È una versione aggiornata della spirale contro la quale Keynes metteva in guardia i governi durante la Grande depressione. Allora era l’eccesso di risparmio e di protezionismo dei grandi Paesi a distruggere la domanda internazionale e così affondare le economie nella recessione. Oggi la caduta in una crisi finanziaria è un rischio legato alle tensioni geopolitiche. Non è ancora realtà. Ma è un rischio, secondo Panetta, da tenere presente.














