Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, non ha del tutto vestito i panni del “falco”, ma sicuramente ha scelto un approccio meno da “colomba” del solito nel suo intervento annuale per descrivere, molto realisticamente, l’impatto che la crisi in Medio oriente sta avendo sull’Europa. “La situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico”. Il blocco dello Stretto di Hormuz – attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e Gnl – preme sull’inflazione e condiziona la politica monetaria.Lo choc di offerta e i conseguenti forti rincari di materie prime energetiche, dice il governatore della Banca d’Italia, è un rischio che non può essere sottovalutato: l’inflazione potrebbe raggiungere nel biennio 2026-2027 un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, potrebbe rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo del 2 per cento, via via che lo choc energetico si trasmette a un numero crescente di settori. In questo contesto, la politica monetaria della Banca centrale europea “non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve, però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori”. E’ necessario, dunque, prevenire una spirale tra prezzi e salari perché, una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare.Panetta ha mostrato così di condividere l’idea, già manifestata negli ultimi giorni da alcuni banchieri centrali, e in parte dalla stessa presidente della Bce, Christine Lagarde, sul fatto che la situazione attuale potrebbe richiedere una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria. Nella prossima riunione della Bce (l’11 giugno) c’è, dunque, da attendersi che il board decida un rialzo dei tassi d’interessi, anche se, forse, non di entità così elevata (il minimo è un quarto di punto percentuale rispetto all’attuale livello del tasso di deposito del 2 per cento). Già nella riunione di aprile, l’ipotesi di un aumento è stata discussa, ma poi il Consiglio direttivo ha ritenuto di attendere e monitorare l’evoluzione dei dati. Purtroppo, però, in un mese le cose non sono migliorate, anzi, come ha spiegato Panetta, lo choc energetico sta già spingendo al rialzo la dinamica dei prezzi al consumo. “Anche nell’ipotesi di una rapida risoluzione del conflitto – ha osservato il governatore – una pronta normalizzazione delle quotazioni di petrolio e gas appare improbabile. Le imprese hanno già iniziato a prospettare aumenti dei listini e sono in rialzo le aspettative di inflazione dei consumatori, soprattutto nel breve termine”.Parole che assomigliano un po’ a quelle pronunciate dalla tedesca Isabel Schnabel, uno dei “falchi” della Bce, la quale in un’intervista a Reuters ha detto che l’aumento dei tassi è necessario anche se la guerra dovesse finire oggi. Anche se la formulazione del governatore della Banca d’Italia è meno netta e lascia qualche margine di ottimismo. Panetta, ovviamente, sa bene che la sfida che ha davanti la Bce, dove ancora aleggia lo spettro del “ritardo” con cui nel 2022 ha cominciato il contrasto all’inflazione, è manovrare la leva dei tassi senza frenare la crescita e sa anche che, rispetto al 2022, quando è scoppiata la guerra russo-ucraina, il saggio ufficiale è già più elevato (quattro anni fa il tasso di deposito era addirittura negativo perché l’Europa arrivava da un lungo periodo di espansione monetaria) e, dunque, un inasprimento troppo deciso di politica monetaria potrebbe avere un effetto depressivo per l’economia.A ogni modo, dal governatore è arrivato un segnale forte a imprenditori, sindacati e governo, insomma, a tutta la classe dirigente del paese, sulle conseguenze che la guerra in Iran può avere per l’Italia in termini prospettici, sui danni che ha già procurato e sulla necessità di darsi da fare per superarle. E tra le azioni da intraprendere, per Panetta, non c’è sicuramente un aumento incontrollato del debito (“occorre una riduzione stabile”), ma interventi mirati per stimolare la crescita economica in modo da scongiurare uno scenario di stagflazione.E c’è un’altra lezione da imparare. Il conflitto nel Golfo Persico ha reso nuovamente evidente la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia. Ebbene, secondo Panetta, questa dipendenza va ridotta agendo su tre fronti: efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili e potenziamento delle reti. “L’Italia ha compiuto progressi in ciascuno di questi ambiti, ma il passo va accelerato”.
Panetta sveste i panni da colomba e apre alla possibilità di un rialzo dei tassi della Bce
Nel suo intervento annuale, il governatore della Banca d'Italia ha mostrato di condividere l'idea, già manifestata da alcuni banchieri centrali e in parte da Christine Lagarde, sul fatto che la crisi in medio oriente potrebbe richiedere una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria











