Le radici non sono mai solo un luogo. Quando pensiamo al passato, più o meno lontano, riaffiorano odori, voci, perfino dolori che attraversano generazioni e continuano a vivere dentro di noi, anche quando crediamo di essercene liberati. Le radici fanno così: si sedimentano nel cuore e si aggrappano ai nostri ricordi in una presa indistruttibile. Nate dalla tempesta (Fazi) di Alessia Coppola è un romanzo che ha i suoi fulcri nel concetto di memoria come eredità, nel Sud come condanna e salvezza, e nelle famiglie fagocitate dal silenzio.

Ospite del vodcast Il Piacere della Lettura, dalla libreria Arethusa di Roma, l’autrice racconta la genesi del romanzo, che non si limita ad essere soltanto una saga familiare, ma un atto necessario di liberazione.

Il libro attraversa quasi un secolo di storia e segue le vicende di due famiglie: i Guadalupi e i Malerba, immerse totalmente nel contesto salentino, arcaico e superstizioso. Qui il mare è presenza viva e il destino sempre scritto nelle stelle, prima ancora della nascita. Protagoniste sono le donne (Rosa, Mina la masciara…) che combattono per la libertà e per la dignità, in una terra aspra e contaminata dai pregiudizi e dai fantasmi ereditati dalle rispettive famiglie.