«Avolte il vino non nasce dalla terra, ma da una ferita. Alcuni vigneti sono genealogie spezzate che qualcuno, un giorno, decide di rimettere insieme».

Così potrebbe cominciare il racconto di un film e invece comincia la storia vera di una donna che ha scelto di trasformare il dolore in vita, la perdita in cura, la mancata eredità in radici nuove.

Il film si intitola Cinque Secondi. Il suo regista è Paolo Virzì. E sotto i filari, tra le vigne vecchie in terra toscana, troviamo una verità dove il profumo del vino si mischia con il sapore del riscatto sociale.

Il film come metafora di un rinascere

In Cinque Secondi l’avvocato solitario Adriano Sereni (interpretato da Valerio Mastandrea) vive assorto nella sua colpa, relegato nelle stalle di una villa decadente, fuma sigari, ascolta silenzi e affronta le sue ombre. Il suo passato è una ferita che non trova pace: la morte della figlia, un processo, un’accusa, un dolore indecifrabile.