“Ah, fai il vino!” esclama Simone (Max Angioni) quando scopre che Ettore (Diego Abatantuono), l’anziano con cui si scontra e poi impara a dialogare, non è soltanto un vecchio che passa le giornate davanti alla finestra, ma un ex produttore vinicolo. È un dettaglio che sembra marginale, ma questa battuta diventa la chiave di volta della storia: in “Esprimi un desiderio”, nelle sale dal 25 settembre, il vino non è un semplice ornamento scenico, ma un alfabeto capace di dare voce alla memoria, all’identità e al desiderio. Il film, certo, potrebbe cadere in una visione che restituisce una realtà edulcorata e favolistica della vita degli anziani nelle Rsa, ma trova un contrappunto più autentico nel rapporto con la terra, con il vino e con le tradizioni, in una regione che di questo intreccio ha fatto un punto identitario forte.
Non a caso De Biasi ha sottolineato che i luoghi scelti per le riprese e le vigne circostanti non fanno solo da sfondo, ma vivono e respirano attraverso la storia dei personaggi: “…nel film è raccontato il vino caratteristico della regione, il rapporto con la vite e quindi anche con la coltura della pianta; si respira quest’aria friulana ed è come fare un piccolo viaggio per far scoprire questo territorio magari anche a chi ancora non lo conosce”. E davvero, in Friuli Venezia Giulia tira un’altra aria. Lo scriveva Mario Soldati: “Terra ardente e impetuosa, dove non si rinuncia a niente, dove sebbene si vinifichi in grandissima quantità, si beve più di quanto si vinifichi”. Basta entrare in un bar di paese al mattino per vedere i bicchieri di bianchino levati presto, senza formalità, come se il vino fosse parte del respiro quotidiano. È una terra che si rivela nei gesti più semplici e nel modo diretto con cui intreccia vita e vino.






