Non è solo l’isolamento dal resto del mondo, ma anche la convivenza forzata in spazi ristretti a rappresentare una delle sfide più critiche per l’equilibrio mentale e relazionale degli equipaggi nelle missioni estreme.
È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori di ISI Foundation (Fondazione Istituto per l'Interscambio Scientifico, Torino) in collaborazione con diverse istituzioni scientifiche europee (Università di Berna; Università di Zurigo; Università Lusófona a Lisbona; Universidad Complutense a Madrid; Università di Melbourne in Australia; Università di Würzburg in Germania), con il supporto dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).
Il team di ricerca ha monitorato un equipaggio composto da 12 persone, prevalentemente italiani e francesi, che per 10 mesi hanno vissuto presso la stazione antartica Concordia, un ambiente isolato e ostile, analogo a quello delle missioni spaziali.
Lo studio è stato pubblicato da PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA), una delle riviste più prestigiose al mondo. Pur basandosi su un campione limitato e su un singolo equipaggio, lo studio fornisce nuovi elementi sulle dinamiche psicosociali in ambienti estremi come le missioni spaziali. I risultati mostrano un progressivo deterioramento del clima sociale: con il passare dei mesi aumentano i sentimenti di solitudine, la diffidenza e i conflitti interpersonali, mentre diminuiscono la coesione del gruppo e la percezione della performance individuale.







