TORINO. Come in una colonia lunare, vivere lontani dal resto del mondo per quasi un anno. Condividere spazi ristretti, costantemente monitorati, isolati, e circondati da un ambiente non proprio ospitale: nessun cratere all’orizzonte, ma una distesa di neve e ghiaccio con temperature che arrivano a ottanta gradi sotto zero. Ecco perché gli stessi responsabili del progetto hanno definito quello della stazione Concordia, in Antartide, un «laboratorio estremo». Per dieci mesi un gruppo di dodici persone, quasi tutti di nazionalità italiana e francese, hanno provato sulla propria pelle l’esperienza di una convivenza forzata sui tremila metri dell’altopiano orientale. L’obiettivo del test, che è stato pubblicato dalla Pnas - Proceedings of the National Academy of Sciences è una delle riviste scientifiche americane più antiche e prestigiose al mondo -, era proprio questo: analizzare la reazione di una squadra selezionata - composta non soltanto da ricercatori ma anche da tecnici e personale di supporto, dal medico al cuoco - costretta a vivere un’esperienza del tutto simile a una vera e propria missione spaziale.

Il risultato? Il dato più sorprendente riguarda il ruolo delle interazioni sociali: l’intensificarsi dei contatti tra i membri del team non si traduce necessariamente in maggiore supporto. Anzi, la vicinanza sembra di fatto amplificare tensioni e incomprensioni. Tradotto: una maggiore frequenza delle interazioni è associata a più alti livelli di conflittualità, che riducono di fatto la coesione del gruppo. I dati raccolti suggeriscono inoltre un possibile circolo vizioso: la solitudine aumenta la diffidenza, che a sua volta alimenta tensioni, rafforzando ancora di più il senso di isolamento e indebolendo il sostegno collettivo. In alcuni casi, i membri più “connessi” del gruppo risultano anche i più esposti ad attriti e pressioni sociali. Altro aspetto, tutt’altro che secondario: con il passare dei mesi, il gruppo ha mostrato una tendenza sempre più marcata a organizzarsi in sottogruppi, spesso divisi per lingua parlata o nazionalità, anche in contrasto tra loro. Questa dinamica, comune nei contesti di stress, può portare a una frammentazione del team e ridurre la collaborazione complessiva. In ambienti estremi, dove la cooperazione è fondamentale per la sicurezza e il successo delle missioni, si tratta di un rischio potenzialmente critico.