Bruxelles – Non avrà la stessa potenza della ‘mazza dell’assassino’ rappresentata dalle interruzioni delle forniture di materie prime cinesi all’Unione europea, ma Bruxelles prova ad usare la propria capacità sanzionatoria per far capire a Pechino che in materia commerciale esistono delle regole e vanno rispettate. La Commissione europea ha annunciato oggi (28 maggio) di aver inflitto una multa da 200 miliardi di euro a Temu, a causa della violazione di alcuni articoli del Digital Services Act (DSA).Fondato nel 2022 e gestito dalla compagnia cinese PDD Holdings, Temu è un popolare sito di e-commerce sul quale è possibile acquistare una vastissima gamma di prodotti a prezzi estremamente bassi. Con un piccolo dettaglio: secondo l’esecutivo comunitario, lo farebbe spesso in modo illegale.Più precisamente, l’indagine condotta da Bruxelles rileva che “la compagnia non avrebbe adeguatamente identificato, analizzato e valutato i rischi sistemici legati alla vendita di prodotti illegali sulla propria piattaforma e i conseguenti danni per i consumatori dell’UE”.Salutando con favore la sanzione irrogata oggi, la commissaria per le Tecnologie digitali, Henna Virkunnen, ha sottolineato come “la valutazione dei rischi non è un semplice esercizio burocratico, ma il cuore del DSA” e quella condotta da Temu “sottostima rischi concreti, manca di specificità, non si basa su prove solide e non è sufficientemente completa”. Per questo – ha concluso la politica finlandese – “ora è il momento che Temu rispetti la legge”.Le violazioni rilevate da Bruxelles: dai caricabatterie illegali ai giocattoli a rischio soffocamentoIl procedimento formale contro il sito di e-commerce cinese è stato avviato da Bruxelles il 31 ottobre del 2024, concentrando le indagini sulle possibili violazioni di due articoli del Digital Services Act, il regolamento europeo che proprio dal 2024 disciplina l’attività delle grandi piattaforme online e dei servizi digitali attivi nell’UE.Il primo articolo finito sotto la lente di ingrandimento è stato il 34, secondo cui le cosiddette le piattaforme con un numero di utenti europei superiore ai 45 milioni (Temu è tra queste) hanno l’obbligo di effettuare una adeguata analisi dei rischi legati al loro funzionamento e ai prodotti che commercializzano. Il secondo articolo in questione, invece, era il numero 35, in base al quale – una volta identificati i rischi – le aziende devono adottare misure concrete per ridurli.Confermando le conclusioni preliminari già pubblicate lo scorso 28 luglio, la Commissione ha oggi ufficialmente constatato la violazione di entrambe le disposizioni da parte del colosso cinese. In particolare – analizzando il contenuto del report di valutazione dei rischi presentato da Temu nel 2024 e di quello ad interim diffuso su richiesta di Bruxelles nel corso del 2025 – sono state rilevate tre infrazioni specifiche.Innanzitutto – si legge nel comunicato ufficiale diffuso da Palazzo Berlaymont – il colosso cinese “ha sottostimato in modo significativo la frequenza con cui i consumatori europei possono entrare in contatto con prodotti illegali” sulla propria piattaforma. È questo il cuore del j’accuse bruxellese: ad esempio, l’attività di mystery shopping condotta da un’organizzazione indipendente su richiesta della Commissione ha rilevato un’alta percentuale di caricabatterie, giocattoli e gioielleria non conformi agli standard di sicurezza comunitari. Un alto funzionario europeo vicino al dossier ha specificato che “molti caricabatterie potevano prendere fuoco e molti giochi per bambini contenevano prodotti chimici oltre i limiti stabiliti e parti staccabili che presentavano rischi di soffocamento“.In secondo luogo, l’indagine dell’esecutivo UE ha concluso che i report presentati da TEMU si basavano su “informazioni generiche relative ai rischi dell’intero settore e-commerce, e non su dati e prove specifiche riguardanti il funzionamento della piattaforma TEMU”. Ad esempio, non sarebbero stati presi in considerazione elementi importanti come le segnalazioni effettuate dagli utenti. Infine, “non è stato valutato adeguatamente il modo in cui il design stesso del servizio – inclusi i sistemi di raccomandazione e i programmi promozionali affidati ad influencer affiliati – possa amplificare la diffusione di prodotti illegali”.“Sono cose che Temu avrebbe dovuto sapere – ha specificato l’alto funzionario – perché una serie di studi esterni effettuati da associazioni di consumatori e altri organismi aveva già concluso che il sito web della compagnia offre alti tassi di prodotti non conformi alle regole UE”.Comunicando ufficialmente la cifra che Temu dovrà pagare a Bruxelles, la Commissione ha sottolineato con soddisfazione che “si tratta della multa più alta fin qua stabilita in base al DSA, superando quella inflitta al social network X lo scorso 4 dicembre (120 milioni di euro, ndr)”.Se in numeri assoluti la cifra sembra effettivamente significativa, il quadro cambia radicalmente calcolandola come percentuale del fatturato complessivo di Temu nel 2025, pari a 79,5 miliardi di euro. Adottando questa prospettiva, la sanzione comminata oggi costerà al colosso cinese circa lo 0,25 per cento del proprio ricavato: una percentuale oggettivamente risibile, specialmente se si considera il fatto che il DSA fissa un limite massimo ben più alto, al 6 per cento.“Quello del 6 per cento è un tetto massimo, non un parametro a cui dobbiamo necessariamente mirare. E comunque questa cifrà sarà pure ‘noccioline’, ma pagarla resta più costoso che conformarsi agli obblighi del DSA”, ha respinto le accuse il funzionario UE.Inoltre, Bruxelles invita a guardare al futuro perché – ha ricordato lo stesso addetto ai lavori – “non dobbiamo dimenticare che questo è solo uno dei procedimenti che sono in corso contro Temu”. In effetti – aprendo le indagini nell’ottobre 2024 –, la Commissione ha avviato accertamenti su numerose altre questioni oltre a quella relativa alla valutazione dei rischi: dalla diffusione di prodotti illegali alle limitazoni dell’accesso ai dati della piattaforma a ricercatori qualificati, passando per il cosiddetto addictive design, ovvero quelle strategie elaborate per spingere le persone a restare più a lungo davanti allo schermo e renderle più inclini agli acquisti compulsivi.“Speriamo che anche queste indagini possano concludersi a breve“, ha dichiarato l’alto funzionario, per poi rilevare che “anch’esse potrebbero portare alle imposizioni di un’altra multa”.Per Temu, dunque, c’è il rischio che non possa finire qui. Ma intanto l’e-commerce asiatico dovrà fare i conti con questa prima sanzione. In base all’articolo 75 del DSA, avrà tempo fino al prossimo 28 agosto per inviare alla Commissione un piano d’azione che contenga le misure necessarie a correggere le violazioni riscontrare. A quel punto, Bruxelles valuterà il progetto e stabilirà un termine ragionevole entro cui Temu dovrà implementare le misure richieste, pena ulteriori sanzioni periodiche.In ogni caso, la multa odierna resterà: “Andrà pagata entro tre mesi e, nonostante ci sia la possibilità di fare appello, non vedo ragioni per cui la sanzione potrà essere sospesa”, ha chiarito l’alto funzionario.