di Luca Mastrantonio
L'autore, vincitore del Premio Strega Giovani 2026, torna con noi al liceo di Milano che ha ispirato i versi di "Cento poesie d’amore a Ladyhawke" e "I convitati di pietra". Ricordando il sé ragazzino
Siamo al Liceo Berchet di Milano, in compagnia di un alunno speciale. Michele Mari. Scrittore, docente di letteratura, studente al Berchet (dopo il ginnasio fatto al Manzoni), dove poi ha studiato anche suo figlio. Qui ha ambientato il recente romanzo, in corsa per il premio Strega, I convitati di pietra, il rituale delle cene di classe si trasforma in una strana lotteria. E qui riverbera l’azzurrino fantasmagorico del canzoniere Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi, come tutti i suoi libri) che Mari ha dedicato a una sua ex compagna di classe, chiamata Ladyhawke perché l’autore la immagina come la donna amata nell’omonimo film, dove un incantesimo ha trasformato lei in falco e lui in lupo, condannati a sfiorarsi soltanto, quando mutano forma, tra la notte e il giorno. La persona che ha ispirato Ladyhawke non c’è nel romanzo, tiene a precisare Mari che vive con disappunto il successo di quel libro di poesie. Ma la tentazione di cercarla, qui, con lui al Berchet, è forte.










