Ha rischiato di essere escluso dalla gara, costringendo la Fondazione Bellonci a un’irrituale nota (“Questa non è consentita dal regolamento”). Ha surriscaldato il clima compassato di un’edizione storica, 80 anni del Premio proprio come la Costituzione, “Quasi una vita”. Ha portato alla ribalta il van che trasportava chiacchiere e contendenti in tour su e giù per la Penisola. E alla fine, respingendo l’epiteto di favorito; senza mai un sorriso (“Ne sono tecnicamente incapace”), ha vinto il Premio Strega proprio lui, Michele Mari, il professore di letteratura italiana che da quasi una cinquantina d’anni sforna apprezzatissime opere di narrativa, di poesia, di teatro, di saggistica. Lo scrittore che, con un uso abile e colto della lingua, porta avanti e aggiorna la tradizione espressiva letteraria italiana.Ma non è un premio alla carriera, si sforzano di ripetere ogni anno dalla Fondazione Bellonci che promuove il Premio letterario più importante d’Italia. “I convitati di pietra”, storia di un’ultima classe di liceo che sigla un patto scellerato, versare ogni anno una cifra capace di generare una fortuna destinata agli ultimi tre sopravvissuti, è il libro più bello dell’edizione 2026. E gli Amici della Domenica, gli istituti italiani di cultura, giurati di scuole e biblioteche confermano con i loro 643 voti espressi (l’80,4 per cento degli aventi diritto): Michele Mari è il vincitore, con 190 voti. Seguono Matteo Nucci, autore di “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli), con 152 voti; Bianca Pitzorno, "La sonnambula" (Bompiani), con 84 voti; Alcide Pierantozzi, "Lo sbilico" (Einaudi), con 78 voti;Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori), con 75 voti;Elena Rui, Vedove di Camus (L’orma), con 64 voti.Esulta l’editore, Einaudi, che contando sulla compattezza del Gruppo editoriale ha sommato su Mari anche i voti di Mondadori, ed è pronto ora a raccogliere gli effetti moltiplicatori della vittoria, peraltro già sperimentati nelle ultime settimane: le vendite sono cresciute dal 30 al 309 per cento, ha notato Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci, che alla serata finale ribadisce: “Entrare nell’albo d’oro dello Strega ha almeno tre vantaggi: significa far parte dei libri più rappresentativi d’Italia, anno per anno; mantiene i libri nel discorso pubblico e nelle parti alte della classifica”).“I convitati di pietra”, col suo ingranaggio affabulatorio e un naturale meccanismo di identificazione; con la sua esibizione del cinismo della vita e del Caso che scompiglia anche i piani meglio architettati, aveva già catturato anche i lettori più giovani che avevano tributato a Mari il Premio Strega Giovani.Matteo Nucci resta indietro per un numero di preferenze praticamente identico alla votazione precedente. Ma il suo omaggio al filosofo, “non attuale, ma eterno”, resta un esemplare lavoro letterario. E la sua voce risuona puntuale anche davanti alla statua di Marco Aurelio, in Piazza del Campidoglio, prima volta per la proclamazione dello Strega fuori dal consueto Ninfeo di Villa Giulia: “Rileggere Platone oggi è importantissimo: di fronte a un genocidio ci ricorda che non può esserci felicità senza giustizia”.Sfilano, incalzati dal giornalista Pino Strabioli e dalla splendida pianista Gloria Campaner, uno per uno i finalisti nel corso della serata: Bianca Pitzorno, amatissima, felice di aver vissuto un’esperienza irripetibile, “da lettrice prima che da scrittrice” , insieme con altri scrittori; Teresa Ciabatti, che evoca la scrittrice Michela Murgia e la forza dei libri che resta, indipendentemente dalle parole degli autori; Elena Rui che ha sottolineato la sorpresa e l’emozione di tante piazze piene per ascoltare parole letterarie; Alcide Pierantozzi, che col racconto della malattia psichica ha conquistato affetto e premi: da ultimo la prima edizione del Premio Strega Deutschland, che gli verrà consegnato in autunno a Berlino.“Vincere lo Strega è come ricevere un superpotere”, ha scherzato negli scorsi giorni Andrea Bajani, il vincitore dell'edizione 2025, che ha visto il suo libro, “L’anniversario” edito da Feltrinelli, tradotto in decine e decine di Paesi. Sicuro, spavaldo, influente, il Premio letterario che quest’anno si è messo in mostra al Macro (fino al 30 agosto) insieme con i protagonisti, le battaglie, il ruolo nei cambiamenti sociali e culturali, la sua intera storia, celebra dunque sé stesso con una serata che ha sottolineato di continuo il legame con la città di Roma. E Mari conferma, intervistato qualche minuto prima della vittoria: “Girando per l’Italia e andando anche all’estero, ho scoperto che il fascino dello Strega è questa assoluta sicumera romana: noi siamo, comunque, lo Strega”.
Michele Mari vince il Premio Strega 2026: chi è il professore di letteratura italiana che ha rischiato di essere escluso dalla competizione
"I convitati di pietra", edito da Einaudi, è il libro più votato dell'ottantesima edizione. Secondo "Platone. Una storia d'amore" di Matteo Nucci











