Eppure, i 190 voti con cui lo scrittore milanese ha vinto di misura il riconoscimento, seguito da Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli) con soli 152 voti, la stessa distanza della semifinale, paiono invece suggerire che ci sia uno iato tra la percezione e invece la realtà dell’accoglimento nel nostro Paese, e nel mondo letterario, delle istanze di chi chiede un linguaggio e un’attitudine non discriminatori.Il dibattito culturale che ha accompagnato il premio nei suoi 80 anni, arricchendo l’Italia repubblicana, come aveva sottolineato nella conferenza stampa di annuncio della finale il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, è stato ben poco presente nella cerimonia di proclamazione del vincitore, condotta dall’attore e presentatore Pino Strabioli e dalla suonatrice di pianoforte Gloria Campaner, trasmessa in diretta su Rai3. Una cerimonia incentrata soprattutto sulla celebrazione dei primi 80 anni della manifestazione e “vivacizzata” dalla proiezione delle foto dei finalisti da bambini...Quel poco di dibattito che c’è stato, è stato frutto dell’iniziativa funambolica di alcuni autori: Bianca Pitzorno è riuscita a infilare un commento sull’importanza dell’indipendenza economica delle donne, Pierantozzi - vestito da Dylan Dog, con camicia rossa e giacca scura - è riuscito a augurarsi che in futuro altre persone neurodivergenti arrivino sul palco dello Strega, raccontando come sia stato un pessimo studente che non aveva mai amato i libri fino a quando ha trovato dizionario dei sinonimi e dei contrari. «A posteriori un chiaro indicatore dello spettro autistico che mi è stato riconosciuto molto più tardi» ha detto, spiegando poi che «chi vive il disagio psichiatrico sa che le parole sono tutto, che possono slatentizzare una psicosi. Che le voci, le allucinazioni sonore sono molto più violente delle allucinazioni visive». Le parole, ha detto con emozione - «sono per me anche l’unica cosa che riesce a tirarmi fuori dallo stordimento e dalla dissociazione. Anche se la loro potenza, rispetto alla follia, è irrisoria».Non si parla abbastanza di disagio, ha aggiunto Pierantozzi: «è importantissimo che io sia qui, il mio destino sarebbe potuto essere un altro, sono stato bocciato tre volte a scuola, ho sempre avuto problemi di comunicazione, anche se il mio non era un problema verbale. Il problema era lo stigma, lo stigma della pericolosità, mentre i dati scientifici mostrano il contrario, e quello, falso, del non essere capace di intendere e di volere».Nucci, invece, rispondendo a una domanda sulla difficoltà della vita, da Platone è arrivato fino a Gaza: «La vita è difficile, sì. Dobbiamo semplificarla? No. Platone ci fa capire quanto sia difficile la vita e quanto sforzo si debba fare per viverla bene. Platone è un uomo che ha dedicato tutta la vita alla costruzione della città bella. Lui stesso ha raccontato che fin da quando era bambino aveva voluto dedicarsi alla polis. È un uomo che ha detto che in un mondo ingiusto è impossibile la felicità. Poco tempo fa abbiamo contato mille giorni dal genocidio palestinese. La gente si ribella, protesta contro il mondo politico che avalla il genocidio. La maggioranza di noi è infelice perché vuole giustizia».
Michele Mari vince il premio Strega con «I convitati di pietra». Avrebbe preferito con «Leggenda privata»
Secondo classificato Matteo Nucci, terza Bianca Pitzorno, quarto Alcide Pierantozzi, quinta Teresa Ciabatti, e sesta Elena Rui










