Non c’è stato bisogno del fotofinish, né del Var letterario. Nessuna polemica ha fermato Michele Mari, che conquista, come previsto, l’ottantesima edizione del Premio Strega. Con un distacco rassicurante, come se la letteratura, ogni tanto, decidesse di sottrarsi ai colpi di scena.

I convitati di pietra (Einaudi) vince con 190 voti. Matteo Nucci, con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli), si ferma a 152. Trentotto voti di differenza: esattamente gli stessi che separavano i due in semifinale, segno che gli Amici della Domenica avevano già deciso l’esito prima del gran teatro finale. Sul podio sale anche Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani), 84 voti. Seguono Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi, 78) che ora gareggerà anche al Campiello, Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori, 75) ed Elena Rui con Vedove di Camus (L’orma, 64).

Quella volta che Michele Mari (non) mi ha picchiato

ANTONIO D'ORRICO

Mari, fedele alla propria immagine di scrittore quasi spettrale, poco avvezzo alle effusioni emotive, liquida l’emozione con una battuta: «Non so tecnicamente sorridere». Poi la smentisce nei fatti, chiamando e baciando sul palco moglie e figli – a ricordare che perfino i romanzieri più metafisici, alla fine, hanno una famiglia.