ReactOS continua a inseguire uno degli obiettivi più complessi in assoluto: ricreare un sistema operativo compatibile a livello binario con Microsoft Windows, senza utilizzare codice proprietario. Il progetto nacque negli anni ’90 come evoluzione di FreeWin95 e nel tempo ha costruito un kernel NT-like capace di eseguire applicazioni e driver Windows su architettura x86 e AMD64. Ora arriva un passaggio che fino a poco tempo fa sembrava quasi fuori portata: il boot sperimentale su piattaforme ARM64.

Dietro l’avvio di ReactOS su ARMv8-A c’è un delicato lavoro che coinvolge firmware UEFI, gestione delle interruzioni hardware, adattamento del layer HAL e inizializzazione del kernel. Il team ha mostrato una build funzionante all’interno di QEMU su chip Apple Silicon ARM64; un dettaglio interessante, perché conferma che la base del porting non si limita ai SoC ARM server-oriented ma punta anche a sistemi consumer moderni.

È importante ricordare che ReactOS non è un clone di Windows: il progetto punta soprattutto a garantire la compatibilità ABI e API con Windows NT, cioè la capacità di eseguire software e componenti pensati per Windows utilizzando le stesse interfacce di programmazione, incluse le librerie Win32, i servizi di sistema e parte della gestione dei driver hardware. Il progetto deve insomma riprodurre comportamenti spesso documentati in modo incompleto o dedotti tramite reverse engineering. Proprio per questo il passaggio verso ARM64 ha richiesto molto più di una semplice ricompilazione del codice sorgente.