DonneParità di genere più formale che sostanziale, rischia di aggravarsi con l’invecchiamento della popolazione. 4.Manager: coinvolgere gli uominidi Anna Migliorati27 maggio 2026I punti chiaveL’analisi del report Women, Business and the Law 2026 della World BankIn Italia lavora una donna su due con figli, una su tre nel MezzogiornoCon l’invecchiamento della popolazione diventa family penaltyIl ruolo dei singoli e delle aziende(IlSole24Ore-Radiocor) - Se ci vorranno ancora cinque generazioni di donne per raggiungere una vera parità di genere, per l’Italia il nodo centrale non sta nelle leggi ma nelle consuetudini pratiche. Con effetti che rischiano di aggravare anche la già difficile crisi demografica, oltre che sottrarre talenti al mondo del lavoro. Responsabilità individuali, insieme ad aziende e istituzioni sono per questo chiamate all’appello. Un dato sottolineato dal rapporto Women, Business and the Law 2026 della World Bank e che ricorda Francesca Mazzolari, Direttrice Generale 4.Manager: «Un primo divario rilevante per l’Italia emerge tra l’indice di quadro normativo relativo alla parità di genere (92,93) e quello di capacità istituzionale di garantire le previsioni di legge (77,93)», dice.In sostanza, nonostante anni di legislazione per battere il gender gap, il vero nodo arriva quando si passa dalle intenzioni ai fatti. Nelle coppie dove le donne lavorano, sono i dati a testimoniare che «la responsabilità per figli, ma anche per familiari anziani o non autosufficienti, continua a gravare in misura sproporzionata sulle donne: quattro ore e quarantaquattro minuti al giorno il lavoro familiare femminile, a fronte di due ore e sei minuti degli uomini. Ciò limita la loro possibilità di accesso, permanenza e progressione in occupazioni che richiedono flessibilità, mobilità o orari più estesi -, dice Mazzolari -. Questo fenomeno si traduce nella cosiddetta “maternity penalty”. In Italia lavora circa il 55% delle donne con figli, quota che scende al 35,3% nel Mezzogiorno. Anche a distanza di 15 anni dalla nascita di un figlio, le madri lavoratrici guadagnano in media il 40% in meno rispetto alle altre donne e lavorano meno ore».Passi avanti, in realtà, si sono visti negli ultimi vent’anni, secondo i dati rilevati dall’Istat. Se nel 2023, appunto, le donne dai 25 anni in su dedicano al lavoro familiare in media 4 ore e 44 minuti al giorno, a fronte di 2 ore e 6 minuti degli uomini, con un divario pari a 2 ore e 38 minuti, dieci anni prima, nel 2003, la distanza superava le tre ore e mezza. Il divario si è ridotto di circa un’ora, “ma più per effetto della diminuzione del lavoro familiare femminile (-40 minuti), che per il limitato incremento di quello maschile (+19 minuti)”, fa notare l’Istituto di statistica.Differenze che restano anche quando le donne lavorano: nelle coppie di 25-64 anni con entrambi i partner occupati gli uomini, nel 2023, dedicano al lavoro familiare 1 ora e 48 minuti al giorno, contro le 4 ore e 10 minuti delle donne.DURATA MEDIA DEL LAVORODurata media del lavoro in un giorno medio settimanale delle coppie di 25-64 anni con entrambi i partner occupati per tipo di lavoro e sesso. Anni 2003 e 2023Loading...Un effetto che si fa sentire anche nelle culle sempre più vuote, con il tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna. Parte dei fondi del Pnrr sono stati destinati alla creazione di oltre 150mila nuovi posti negli asili nido, un +9% per i bambini tra 0 e 6 anni, con l’obbiettivo a lungo termine di una copertura del 33% a livello nazionale secondo i target europei. Ma ad ora «i progressi sono stati finora limitati: gli obiettivi sono stati rivisti al ribasso e solo una quota ridotta dei nuovi posti è stata resa disponibile entro l’anno scolastico 2025-2026 – fa notare la Direttrice Generale 4.Manager -. Va inoltre sottolineato che il rafforzamento delle infrastrutture sociali non è sufficiente. È necessario promuovere una più equa condivisione dei carichi di cura all’interno delle famiglie, con un maggiore coinvolgimento dei padri e, più in generale, degli uomini».
La maternity penalty frena lavoro e crescita demografica
Parità di genere più formale che sostanziale, rischia di aggravarsi con l’invecchiamento della popolazione. 4.Manager: coinvolgere gli uomini










