Di Giulia Bonan, coordinatrice progetti europei della Fondazione l’Albero della Vita

In Europa si parla sempre più di inclusione, diversity e welfare aziendale. Ma il punto oggi non è solo etico. È anche economico. Chi non riesce a trattenere, valorizzare e sostenere il lavoro femminile sta progressivamente perdendo competitività, competenze e capacità di adattarsi a un mercato del lavoro sempre più fragile.

In Italia il tema è particolarmente evidente. Se in Europa il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 71,3%, nel nostro Paese si ferma al 58%. Di fatto, lavora poco più di una donna su due, a fronte di due su tre in Spagna e otto su dieci in Lituania.

Lavoro insostenibile

A pesare non è solo l’accesso al lavoro, ma la sua sostenibilità nel tempo. La maternità continua a rappresentare uno dei principali fattori di uscita o rallentamento professionale per le donne. I dati Eurostat evidenziano come il part-time continui a rappresentare, per molte italiane, una scelta obbligata più che volontaria.