Guerre, intelligenza artificiale, crisi globale e informazioni poco chiare. Non è la trama di un film, piuttosto il presente che spaventa i giovani intenti a costruire il domani.La ricerca Next Gen Power - Giovani, futuro e nuovi poteri: cosa pensano davvero le nuove generazioni promossa dall'Hub della Conoscenza con il supporto di Cassa Padana Bcc, Anci Lombardia e del Politecnico di Milano, scatta una fotografia di cosa provano le nuove generazioni, tra timori e confusione. Su un campione di 6mila studenti delle scuole secondarie superiori lombarde, oltre l’80% teme che i conflitti possano condizionare il proprio futuro, il 66% teme crisi economiche e instabilità sociale e il 56% guarda all’intelligenza artificiale con un misto di familiarità e disorientamento.Il ritratto che ne emerge non ha a che fare con lo stereotipo di ragazzi disinteressati o disillusi, ma con la cruda realtà di adolescenti cresciuti in un vortice infinito di emergenze: pandemia, guerre, inflazione, trasformazioni tecnologiche, precarietà economica. Tutti elementi che hanno modificato profondamente il loro modo di guardare al futuro.Per la grande maggioranza degli studenti intervistati, il domani non è un orizzonte di opportunità garantite, ma uno luogo instabile. Le tensioni geopolitiche e le crisi economiche non sono scenari lontani, ma fattori concreti che influenzano e determinano già oggi il modo in cui i giovani immaginano e costruiscono quello che sarà la propria vita da adulti. Non si tratta solo di timori quindi, ma della sensazione diffusa che le condizioni di stabilità vissute dai genitori non siano più scontate.Il lavoro come parte di uno stile di vita olisticoDentro questo scenario, il rapporto con il lavoro assume un ruolo centrale e contraddittorio. Da un lato c’è una forte spinta all’indipendenza economica che rappresenta l’obiettivo principale per il 54% degli studenti. Dall’altro, il lavoro è vissuto anche come una fonte di pressione psicologica.La metà del campione intervistato desidera un lavoro coerente con le proprie passioni e il 47% considera fondamentale mantenere un equilibrio tra vita personale e professionale. Nello specifico, poi, il 60% teme di essere costretto a svolgere attività che non apprezza e molti hanno paura di non trovare opportunità adeguate. C'è poi la componente della “sindrome dell'impostore”, un fenomeno psicologico in cui si arriva a dubitare delle proprie capacità temendo costantemente di non essere all'altezza di un determinato ruolo. Una fragilità che attraversa molte delle risposte raccolte e che sembra riflettere un contesto percepito sempre più competitivo, veloce e difficile da decifrare.Certamente il lavoro continua quindi ad avere un valore centrale, ma non viene più immaginato soltanto come fonte di stabilità economica o come strumento lineare per ambire a fare carriera. Nelle aspettative dei ragazzi entrano di diritto anche il benessere personale, l'identità e la qualità di vita.Che la scuola dovrebbe insegnare a raggiungereIl giudizio sul sistema educativo è uno dei punti più critici della ricerca. Una parte significativa degli studenti (corrispondente al 41%) ritiene che la scuola non riesca a preparare davvero alla vita adulta. Il problema non viene descritto come un rifiuto dello studio, ma come una distanza tra ciò che si impara e ciò che serve.Le richieste degli studenti vanno quasi tutte nella stessa direzione: maggiore orientamento, competenze pratiche, educazione finanziaria ed emotiva, oltre a un rafforzamento del pensiero critico. Il sistema attuale viene percepito dal 60% degli studenti come ancora troppo centrato su valutazioni e contenuti teorici, meno sulla comprensione del mondo reale.A questo si somma anche il rapporto con l’intelligenza artificiale, già parte della vita quotidiana degli studenti. Il 71% degli intervistati dichiara infatti di utilizzare piattaforme e strumenti AI per studiare, scrivere o cercare informazioni.Questa familiarità, però, convive con un forte senso di disorientamento. Il 56% ritiene che la scuola non stia fornendo competenze adeguate per affrontare la trasformazione tecnologica in corso. La sensazione diffusa è quella di utilizzare strumenti sempre più potenti senza avere ancora una reale educazione critica sul loro funzionamento e sulle loro conseguenze.Il timore principale, inoltre, non riguarda tanto il rischio di perdita del lavoro. A preoccupare maggiormente è il rischio di vedere impoverite le capacità distintive e individuali, specifiche di ogni persona. Il 62% degli studenti teme infatti la perdita di creatività umana e del valore individuale in una società sempre più automatizzata. Una paura che racconta bene il rapporto ambiguo che questa generazione ha con la tecnologia: indispensabile, quotidiana, ma anche percepita come qualcosa che potrebbe modificare profondamente il modo di pensare, relazionarsi e immaginare il mondo, oltre che il lavoro.Informati su tutto, ma sempre più disorientatiLa complessità riguarda anche il modo in cui i giovani si informano. La ricerca mostra una generazione immersa in un flusso continuo di contenuti, notizie e aggiornamenti, ma che, proprio per questo, fatica spesso a orientarsi.Il 42% degli studenti parla di un eccesso di informazioni che genera confusione, mentre il 44% ritiene che le notizie internazionali vengano raccontate in modo poco chiaro. Più che disinteresse, emerge una forma di sovraccarico costante: sapere tutto, continuamente, non significa necessariamente riuscire a comprendere meglio ciò che accade. Anzi, la sensazione è quella di vivere dentro una realtà accelerata, dove i cambiamenti sono rapidissimi e gli strumenti per interpretarli sembrano spesso insufficienti.Una generazione con meno ideologia e più tecnologia è una generazione pragmaticaNel complesso, la ricerca Next Gen Power restituisce il ritratto di una generazione meno ideologica rispetto al passato e molto più pragmatica. Ragazzi cresciuti dentro crisi, abituati all’incertezza e per questo meno interessati alle grandi narrazioni astratte e più concentrati sulla necessità di trovare strumenti concreti per costruire il proprio percorso.Non chiedono scorciatoie, né rassicurazioni artificiali. Chiedono piuttosto di essere accompagnati dentro trasformazioni che stanno già vivendo in prima persona: nel lavoro, nella tecnologia, nella scuola e persino nel modo di immaginare il futuro. Ed è forse proprio qui che la ricerca lancia il segnale più forte: dietro l’ansia e la fragilità raccontate dai dati non c’è una generazione passiva, ma una che teme di dover affrontare cambiamenti enormi senza una vera bussola per in grado di delineare un percorso.
Cosa “vedono” le nuove generazioni nel loro futuro, tra pragmatismo e (nuove) paure
Condotta su oltre 6mila studenti lombardi, Next Gen Power smonta molti falsi miti sui giovani. Tra guerre, crisi economiche e intelligenza artificiale, emerge una generazione consapevole, concreta e spaventata (ma non di certo alla ricerca di scorciatoie)












