Ci sono momenti della vita in cui ci accorgiamo che il tempo ha cambiato ritmo senza avvisarci. Non succede all’improvviso. Non c’è una campana che suona, non c’è un confine netto tra un prima e un dopo. Accade lentamente. Ci si ritrova un giorno a guardare fotografie di qualche anno prima e a chiedersi dove sia finita tutta quella fretta di diventare grandi. Oppure, al contrario, dove sia finita quella capacità che avevamo da bambini di fermarci davanti a un albero, a una strada sterrata, a una nuvola che somigliava a qualcosa, e credere davvero che lì dentro esistesse un mondo. Da piccoli siamo tutti abitanti di una terra immaginaria. Viviamo in luoghi che gli adulti non vedono. Una stanza diventa una nave pirata, un prato si trasforma in un regno, un bastone raccolto per strada diventa una spada. Poi cresciamo e impariamo lentamente un’altra lingua: quella delle scadenze, degli orari, delle responsabilità, delle urgenze quotidiane. E senza accorgercene smettiamo di domandarci se il mondo abbia ancora qualche angolo nascosto da esplorare. Forse la vera tragedia dell’età adulta non è perdere il tempo. È perdere lo stupore. Eppure, ogni tanto, qualcuno decide di disobbedire. Qualcuno sceglie di non accettare il patto silenzioso che sembra governare tutti noi, quello che ci convince che alcune parti di noi debbano essere lasciate indietro per forza. Smettere di giocare. Smettere di immaginare. Smettere di credere. Nicolas Gentile è una di quelle persone. Dopo una diagnosi che cambia radicalmente la percezione del tempo, sceglie di non trasformare la paura in rinuncia. Fa qualcosa di molto più difficile: trasforma quella paura in una direzione. Inizia così a costruire, nella campagna abruzzese, un luogo che sulla carta potrebbe sembrare soltanto il sogno un po’ folle di un appassionato di Tolkien: una Contea reale, un frammento di Terra di Mezzo immerso nella natura. Ma osservandola meglio ci si accorge che quella non è soltanto una storia di Hobbit, di case nella collina o di richiami al mondo immaginato da Tolkien. Perché la Contea Gentile, in fondo, non parla di Tolkien. Parla di appartenenza. Parla di persone che cercano un posto in cui sentirsi accolte senza dover fingere di essere altro. Parla del desiderio, forse universale, di rallentare. Di sedersi accanto a qualcuno senza avere fretta di andare via. Di guardare le stelle senza sentire il bisogno di fotografarle. Di ricordarsi che esiste una differenza enorme tra vivere una vita e attraversarla semplicemente. Ed è proprio qui che nasce La mia anima ha fretta, il documentario d’esordio di Giuseppe Contarino. Un film che solo in apparenza racconta un uomo che costruisce una Contea. In realtà racconta qualcosa di molto più vicino a tutti noi: la paura del tempo che passa, la necessità di scegliere come abitare il presente e quella domanda che, prima o poi, arriva a bussare alla porta di chiunque: “Se sapessi che il tempo non è infinito, continuerei a vivere esattamente così?”. Perché alcune storie non servono a portarci lontano. Servono a riportarci a casa. E a volte casa non è un luogo. È una parte di noi che avevamo dimenticato. In questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie, Giuseppe Contarino accompagna il lettore dietro le quinte di La mia anima ha fretta, raccontando non soltanto la nascita del documentario ma anche il percorso umano che lo ha reso possibile. Attraverso il rapporto con Nicolas Gentile e con la comunità della Contea, l’intervista si muove tra cinema, amicizia, sogni, paure e urgenza del tempo. Si parla delle scelte narrative e registiche che hanno definito il film, della decisione di raccontare Nicolas attraverso gli altri anziché attraverso una narrazione tradizionale, del rapporto tra uomo e natura, del valore della musica nel costruire emozioni e del significato più profondo di un titolo che finisce per rappresentare non solo il protagonista, ma ogni persona coinvolta nel progetto. È anche un dialogo sul bisogno di restare fedeli a una parte autentica di sé, sulla fatica di inseguire una vocazione artistica e su quel desiderio, spesso nascosto nell’età adulta, di continuare a guardare il mondo con gli occhi di chi non ha ancora smesso di meravigliarsi.
Giuseppe Contarino, l’intervista al regista: “La Contea Gentile ci riporta a casa”
Tra cinema e vita, Giuseppe Contarino racconta il viaggio dietro il film La mia anima ha fretta su Nicolas Gentile










