ROMA – Un nuovo rapporto di OXFAM denuncia un “cessate il fuoco” solo per modo di dire, di facciata. Le conseguenze della guerra e dell’annessione israeliana sulla popolazione e sull’economia di un Paese allo stremo sono evidenti a tutti. Le forze armate di Tel Aviv hanno già raso al suolo oltre 40 mila abitazioni e 50 cittadine, mentre continuano demolizioni e sfollamenti forzati. Quasi 50 mila ettari di coltivazioni sono stati bruciati e resi inservibili anche grazie all’uso di fosforo bianco.
Più di 600 persone uccise e 10mila case distrutte dal “cessate il fuoco”. La strategia israeliana in Libano è dunque la stessa adottata a Gaza e degenerata in un genocidio, mentre il cosiddetto “cessate il fuoco” resta solo teorico. Dalla sua entrata in vigore - il 17 aprile - 600 persone sono state uccise, 10.000 case distrutte o danneggiate, e solo nei primi quattro giorni è stato violato 220 volte. Anche a Gaza dallo scorso 10 ottobre si contano almeno 850 vittime civili, che vanno ad aggiungersi alle oltre 72 mila causate dal 2023, tra cui oltre 20 mila bambini.
L’analisi delle tattiche militari. La denuncia contenuta nel nuovo rapporto di OXFAM, dal titolo “The Gaza Playbook”, parla chiaro e analizza le tattiche militari già applicate nella Striscia per realizzare, nella più totale impunità, le eliminazioni fisiche delle persone e le devastazioni, con le devastanti conseguenze umanitarie che ne derivano.












