Ordini e piani di sfollamento e pulizia etnica sono stati lanciati ed evocati ieri per i palestinesi di Gaza, della Cisgiordania e del Libano, braccati e perseguitati dalle dichiarazioni del governo israeliano, dagli ordini dei tribunali, dalle minacce e dalle bombe dell’esercito.
In Libano, nel giro di pochi minuti, la notizia è stata diffusa con migliaia di messaggi nei gruppi WhatsApp della diaspora: ieri pomeriggio le minacce israeliane sono state indirizzate anche ai campi profughi palestinesi del sud, quelli riconosciuti e quelli informali. La solita mappa, con i punti rossi dei bombardamenti che stanno per colpire, ha interrotto le celebrazioni dell’Eid al Adha, importante festività islamica.
«È IL PRIMO GIORNO di festa e hanno privato i bambini della gioia», ci dice avvilita Huda Azzam, dal campo profughi palestinese di Rashdiyeh, già bombardato lunedì. Gli ordini di sfollamento forzato emanati da Tel Aviv coinvolgono migliaia di palestinesi, tra cui quelli dei campi di Burj al-Shamali e el-Buss. Nei giorni precedenti, le mappe del terrore indicavano edifici precisi, quartieri da cui le persone avevano una reale possibilità di fuggire. Ieri, invece, l’esercito ha ordinato a tutti i profughi palestinesi del sud di sfollare, anche a quelli dei campi non riconosciuti dall’Onu, e delle aree in cui sorgevano storici accampamenti palestinesi, che con gli anni sono diventati luogo di rifugio per profughi di diversa nazionalità e aree a popolazione mista.







