Nonostante il cessate il fuoco concordato il mese scorso, recentemente prorogato, Israele continua a bombardare il Libano. Martedì scorso, il 25 maggio, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – pare su pressione del ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, e del ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir – ha ordinato alle forze armate israeliane di intensificare gli attacchi contro Hezbollah per “schiacciare” il gruppo armato. Netanyahu ha affermato che l’esercito israeliano non avrebbe “tolto il piede dall’acceleratore. Al contrario, ho detto di premere ancora di più”.
L'annuncio dell'escalation è arrivato mentre il Libano celebrava il Giorno della Liberazione, commemorando il ritiro delle truppe israeliane dal sud del Libano dopo un'occupazione durata 18 anni, conclusasi nel 2000.
Poco dopo le sue dichiarazioni, l’esercito israeliano ha annunciato di aver attaccato le infrastrutture di Hezbollah nella Valle della Bekaa e in diverse altre zone del Libano, mentre erano in corso già altri attacchi sui distretti di Tiro e Nabatieh.
Prima degli attacchi, Israele ha ordinato l’evacuazione forzata degli abitanti della città di Tiro e di tutte le aree a sud del fiume Zahrani, che scorre a circa 40 chilometri a nord del confine tra Israele e Libano, considerate “zone di combattimento”, esortato gli abitanti a dirigersi verso nord.













