Sfollamenti, demolizioni, villaggi rasi al suolo e attacchi. “La strategia israeliana in Libano è la stessa adottata a Gaza e degenerata in un genocidio, mentre il cessate il fuoco resta solo teorico“. È la denuncia contenuta nel nuovo report ‘The Gaza Playbook‘, pubblicato oggi da Oxfam, dove si evidenziano, attraverso dati e analisi, le conseguenze e l’impatto dell’ultima escalation militare sulla popolazione libanese .

Dall’inizio della tregua, il 17 aprile, “600 persone sono state uccise, 10mila case sono state distrutte o danneggiate, e solo nei primi quattro giorni il cessate il fuoco è stato violato 220 volte”. Anche a Gaza dallo scorso 10 ottobre “si contano almeno 850 vittime civili, che vanno ad aggiungersi alle oltre 72 mila causate dal 2023, tra cui oltre 20mila bambini”.

Nel report viene si accusa Israele di sfollamenti di massa, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. “L’ultima offensiva israeliana in Libano ha causato lo sfollamento del 20% della popolazione, con l’occupazione di circa il 15% dell’intero territorio libanese“. Viene poi fatto un parallelismo con quanto già accaduto nella Striscia di Gaza, a Rafah e Khan Younis, ad esempio. “Anche in Libano si assiste alla distruzione di intere città e villaggi. Nel corso del conflitto del 2024, Israele aveva già distrutto 37 villaggi, la maggior parte dei quali all’interno della zona cuscinetto di tre chilometri che ha creato in territorio libanese”. Un’operazione che prosegue. “Le immagini satellitari mostrano che questa strategia deliberata di distruzione e sradicamento di intere comunità, sta continuando quasi quotidianamente con demolizioni su larga scala, come nell’antico villaggio di Deir Sarya”. Agli sfollati, si sottolinea, “è negato il diritto di tornare nelle decine di città incluse nella zona cuscinetto, nonostante il cosiddetto cessate il fuoco sia in vigore da oltre un mese”.