ROMA – Le proroghe del cessate il fuoco hanno ridotto la portata degli attacchi, ma non hanno messo al sicuro i civili. Dall'ultimo accordo quadro tra Libano e Israele, firmato a Washington il 26 giugno, le ostilità sono continuate con bombardamenti israeliani, attacchi di droni, demolizioni di case e operazioni militari. A distanza di quattro mesi, dunque, il ritorno a casa non è ancora un passo semplice. Le zone militari di Israele all'interno dei confini libanesi, gli ordigni inesplosi e le restrizioni di accesso impediscono a molte famiglie di tornare a casa in sicurezza. Altre non possono tornare perché le loro case sono state distrutte o perché i servizi essenziali non sono disponibili.

“I droni volano su di noi in continuazione”. “La nostra casa è stata gravemente danneggiata e non possiamo permetterci di ripararla”, racconta Afaf, tornata di recente nel suo villaggio di Sohmour, nella Bekaa occidentale. “Abbiamo pochissima elettricità e i nostri serbatoi d'acqua sono stati distrutti, quindi ora dobbiamo portare l'acqua a casa in contenitori di plastica. Onestamente, non abbiamo la sensazione che ci sia stato un cessate il fuoco. Sentiamo ancora i droni sorvolare la zona in continuazione, come se nulla fosse cambiato”.