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Ultimo aggiornamento: 14:37

La definizione ufficiale è “bonifica dell’area“. Tradotto: demolizione di case, edifici pubblici, scuole e infrastrutture civili. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano non ha rallentato o modificato il lavoro dell’esercito di Tel Aviv, che sta radendo al suolo i villaggi meridionali del Libano, cancellando le vite e il passato di centinaia di migliaia di abitanti che non potranno mai più fare ritorno alle proprie abitazioni. Ieri sull’account social dell’Idf è stata pubblicata una mappa che mostra l’area in cui si sono stabiliti i soldati, e dove sono stati portati ruspe ed escavatori per creare una sorta di zona cuscinetto priva di civili. Proprio come già accaduto a Gaza, Israele ha definito una linea gialla a 20 chilometri dal fiume Litani. Una sorta di confine non ufficiale, che annulla di fatto anche la linea di demarcazione dell’Onu, lunga circa 140 chilometri e ribattezzata linea blu, che fu tracciata nel 2000 per certificare il ritiro delle truppe israeliane dal Paese.

Tutto ciò che oggi si trova a sud della nuova linea stabilita da Israele, ossia oltre 50 villaggi, verrà quindi sgomberato in questi giorni e poi demolito. Secondo quando riportato dal giornale Haaretz, Israele ha già trasferito decine di mezzi pesanti, facendo ricorso ad appaltatori privati (alcuni già ingaggiati nella Striscia di Gaza), “con alcuni operai pagati in base al numero di strutture distrutte“. Del resto il governo di Netanyahu non ha mai fatto mistero dei suoi piani. Già a fine marzo il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, aveva annunciato che tutte le case nei villaggi libanesi vicino al confine israeliano sarebbero state demolite “come a Rafah e Beit Hanoun“, riferendosi alle aree della Striscia di Gaza dove sono state fatte distruzioni su vasta scala di abitazioni. “600mila residenti evacuati dal Libano meridionale non potranno far ritorno finché non sarà garantita la sicurezza dei residenti nel nord di Israele” aveva aggiunto.