VENEZIA - E adesso nel centrosinistra volano stracci. Prima che Andrea Martella perdesse di brutto le elezioni, sconfitto da Simone Venturini 51 a 39, a Venezia nessuno fiatava. L'accordo che aveva portato alla costruzione della "Buona stagione", una coalizione così larga da mettere assieme Pd, M5s, Avs, Rifondazione, pure una lista che riuniva socialisti, radicali e renziani, e poi due civiche del territorio, era stato benedetto dalle segreterie dai partiti. E pure dai big. Nessuno, ad esempio, aveva sentito una critica uscire dalla bocca di Massimo Cacciari che, anzi, si era speso per Nicola Pellicani: «Una risorsa fondamentale», così il filosofo aveva definito il capolista del Pd, dato peraltro per certo vicesindaco in caso di vittoria. Ma la vittoria non c'è stata e le cataratte si sono aperte.

L'affondo «Io lo conosco da una vita, Martella, niente di particolarmente tremendo, ma è un giovane vecchio, un politico puro, una carriera da eterno numero 2, numero 3, una volta al seguito di Veltroni, un'altra al seguito di Orlando, un'altra ancora di Bersani - ha detto Cacciari in una intervista al Corriere della Sera -. Insomma, non è così che si crea entusiasmo tra gli elettori. Ci sarebbe voluta una figura diversa, come la Salis a Genova. Mio nipote Tommaso, per dire, avrebbe preso più voti di Martella». A parte il ringraziamento di Tommaso Cacciari, esponente di punta dei centri sociali veneziani («Un complimento di mio zio, ma non mi candiderò mai. Detto questo anche il panettiere all'angolo avrebbe preso più voti di una candidatura Pd scelta a Roma») e a parte il monito di Venturini («Non consiglio al centrosinistra di provare tra cinque anni a candidare Tommaso Cacciari, anche perché è sempre quel mondo dei centri sociali, non penso che sia una soluzione per la città»), a sganciare la "bomba" è stato Michele Vianello, ex vicesindaco di Cacciari nel 2005, ma soprattutto il primo dei "disgiunti" dei Ds contrari a votare ventun anni fa Felice Casson per appoggiare invece il ritorno del filosofo a Ca' Farsetti. Se nel 2005 Vianello e Martella, pur nello stesso partito, stavano su opposte barricate, oggi Vianello prende le distanze da Cacciari definendolo, pur senza mai citarlo, «anziano sciacallo».La bordata «Evito da tempo di parlare della mia città e della politica veneziana - ha scritto Vianello, da tempo affermato imprenditore digitale -. Ma, in questi momenti, è scattata "l'ora dello sciacallo". Avete presente quel simpatico animaletto che senza rischiare nulla spolpa le prede altrui. C'è l'anziano sciacallo (che si dimentica dei suoi errori e che i problemi della sinistra a Venezia iniziano con i suoi candidati a sindaco eletti e sbagliati). Ci sono gli "sciacallini" (quasi tutti di centro storico) quelli che "ve l'avevo detto io", coloro che sono alla ricerca del civico perduto. Ci sono i "politici responsabili" silenti, quelli che in queste ore dovrebbero fare seria autocritica, parlare, dare speranza. Insomma, dovrebbero smetterla di pensare solo a se stessi sacrificando un Partito». Vianello ricorda «la sconfitta del 1984 o del primo Cacciari/Il Ponte» - perché «anche lui è stato sconfitto» - e auspica un serio dibattito interno.Gli sfoghi In realtà nel Pd veneto in tanti già adesso parlano, ma a microfoni spenti. Chi a difendere la candidatura «alta» di Martella: «Venezia è una città difficile cui forse bastano rassicurazioni alla Brugnaro sull'asfalto dei marciapiedi». Chi ad avanzare postumi giudizi sulla scelta del senatore per tentare la riconquista di Ca' Farsetti: «Forse un big nazionale non era quello di cui Venezia aveva bisogno, è stato tutto costruito a tavolino, hanno fatto promesse a tutti». Chi a individuare un unico errore: «La mancanza della lista del candidato sindaco». Chi a ricordare che il Pd a Venezia comunque non è andato male, sfiorando il 25%. E a chi a dire che alternative a Martella non ce n'erano: «Era lui il migliore».Al voto Il tempo per le analisi è dietro l'angolo: Martella ha già detto che subito dopo le elezioni comunali, anche se sperava in un altro risultato, convocherà gli organismi del partito per la convocazione del congresso regionale. E a quanto risulta non aspetterà settembre, a breve sarà istituita la commissione per il congresso e a quel punto inizierà l'iter per la presentazione delle candidature. Martella ha fatto sapere che non si ricandiderà segretario regionale del Pd veneto. Qualcun altro dovrà occuparsi del partito e, soprattutto, gestire la fase di preparazione delle liste per le Politiche del prossimo anno. Circolano già alcuni nomi per la successione di Martella: la padovana Vanessa Camani, il trevigiano Matteo Favero, il vicentino Angelo Guzzo. Per settembre, invece, sono attesi i congressi comunali e quelli provinciali. Quello di Vicenza è già stato celebrato, segretario provinciale è Luca Cislaghi. Che potrebbe, come primo dei non eletti, entrare a Palazzo Ferro Fini se la consigliera regionale Chiara Luisetto punterà l'anno prossimo al Parlamento. Ma, appunto, di liste e candidati si occuperanno i nuovi vertici del Pd.