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Martina Zambon

Il candidato del centrosinistra si è fermato al 39,12%: «Non cambierei nulla, rifarei le cose che abbiamo fatto, un lungo impegno con grande presenza sul territorio»

Andrea Martella entra papa ed esce cardinale. I sondaggi spietatamente smentiti dalle urne. Il commento del senatore del Pd ha il sapore di un j’accuse: «Abbiamo pensato che la città fosse pronta ad un cambiamento dopo 11 anni... evidentemente non è stato così. Credo che in questo risultato abbia contato molto anche questo decennio, anzi questi undici anni di governo locale e di gestione del potere che evidentemente hanno pesato anche in questa tornata elettorale». La chiusa - «naturalmente questo è il momento di prendere atto del risultato» - scalfisce appena la durezza della dichiarazione.

L'incredulitàFinisce così una giornata che somiglia a un incubo distopico per il centrosinistra veneziano. Forte di vittorie recenti in città (il dato locale su Regionali, Europee, referendum), ci si aspettava, nel peggior scenario possibile, il ballottaggio. Si è creduto fino in fondo che l’inchiesta «Palude» e i guai giudiziari del sindaco uscente e di parte della sua giunta corrispondessero a un biglietto sicuro per Ca’ Farsetti. Invece il pomeriggio per immagini inizia con l’incredulità ai primi exit poll e prosegue con la rassegnazione man mano che si sgranava il rosario delle 256 sezioni. L’unico a crederci fino alla fine è il consigliere regionale Jonatan Montanariello: «Ce la facciamo ad arrivare al ballottaggio, e lì è tutta un’altra storia». Ma verso le 19, all’hotel Leonardo, in via Ca’ Marcello, a Mestre, base operativa del centrosinistra, di quel campo «larghissimo» che non è bastato a evitare una vera e propria débâcle, con meno di cento sezioni da scrutinare, non ci crede più nessuno.