Quanto è uragano il sindaco uscente di Venezia Luigi Brugnaro, uomo del centrodestra liberale che si congeda con un libro in cui dice “ho servito Venezia e la lascio più forte”, tanto è quiete il candidato sindaco di centrosinistra Andrea Martella, senatore dem, segretario regionale in Veneto ed ex Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria nel governo Conte II. E quanto più il centrodestra, con il candidato e assessore Simone Venturini, dice di voler seguire la scia del sonoro Brugnaro – che tuona e rivendica una per una tutte le proprie scelte, ticket di ingresso a Venezia in testa – tanto più Martella il pacato – studi in Lettere, mamma insegnante, padre medico, un passato da centrocampista nella squadra della natìa Portogruaro, cursus interno nell’ex Pci, Pds, Ds, Pd, dai tempi della Bolognina passando per Massimo D’Alema, Piero Fassino e Walter Veltroni (che ha celebrato il suo matrimonio a Roma) – cerca di discostarsi da quel solco. E dunque: via il ticket d’ingresso che Brugnaro ha sempre difeso anche contro trasversali doléances e che Martella definisce “inutile gabella”. E ancora: il candidato, a capo della coalizione di centrosinistra “La stagione buona” (Pd, M5s, Avs, Rifondazione comunista, liste civiche, gruppo “Venezia Riformista” con Iv, Più Europa, Psi e Radicali Italiani), ha impostato tutta la sua campagna – chiusa ieri a Mestre con la segretaria dem Elly Schlein – sull’immagine in fieri di una Venezia ripopolata e abitata razionalmente, alla luce di un nuovo Piano casa e di un nuovo piano affitti per la città lagunare in cui l’overtourism è plasticamente rappresentato dai serpentoni di visitatori a zonzo per calli, ponti e campielli senza soluzione di continuità, nonché su un nuovo progetto in tema di acqua alta (andare oltre il Mose) e di grandi imbarcazioni (porto off shore) e su una gestione rafforzata della sicurezza (con l’idea di chiedere aiuto al prefetto Franco Gabrielli, al momento in tour con il libro “Contro la paura” scritto con Carlo Bonini). Ma la chiave della candidatura sta nell’idea di disegno di legge costituzionale: “Vorrei lasciare a Venezia l’eredità di uno Statuto speciale. Poteri straordinari e potestà legislativa”, e autonomia finanziaria con un riconoscimento nella Costituzione”, ha detto Martella, anche concentrato sul rapporto con le imprese e sul rilancio dell’area produttiva di Porto Marghera. Intanto, nel centrodestra di Brugnaro e Venturini, si puntava sulla lotta al degrado urbano, e si ragionava di autonomia e investimenti in direzione di una città trasformata in “polo digitale”, per esempio con il progetto di hub internazionale per l’AI e la Medicina Digitale. La tempistica è tutto, ed ecco che oggi, nei giorni della pace veneziana tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, Martella ribadisce l’intenzione di ripristinare l’assessorato alla Cultura (“Venezia deve produrre cultura, non solo esporla”) e auspica “il recupero di un clima serio” per la Fenice, nella bufera dopo il caso di Beatrice Venezi. “La scelta di ascoltare, la forza di cambiare”, recita lo slogan del candidato di centrosinistra, ieri accusato dal centrodestra di volersi defilare rispetto a quella che la Lega chiama “islamizzazione” delle liste dem (con sei candidati di religione islamica, il tema della nuova moschea sullo sfondo e qualche volantino in cui il voto e Allah si mescolano in insolita miscela).Sia come sia, Martella, fin da ragazzo militante nella sinistra (dalla Fgci in poi), ha fatto una campagna porta a porta “modello Mamdani”, scherza un esponente dem, anche per via della popolarità più spiccata dell’avversario Venturini (già conosciuto come assessore). Per evitare insomma l’effetto “Martella chi?”, Martella si è presentato mercato per mercato e piazza per piazza, anche sfoggiando, racconta un sostenitore, “la conoscenza dettagliata dei prezzi di frutta e verdura, e delle oscillazioni in su o in giù, con mappatura di mele e zucchine quartiere per quartiere”.