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Fabrizio Roncone, inviato a Venezia
Il senatore del Pd Martella sfida l’assessore Venturini. Il sindaco in carica dal 2015 si congeda con un libro di 1.300 pagine
Venezia, con il sole a picco sul Canal Grande e la politica che da settimane qui sfrigola come forse non era mai successo, in un packaging impeccabile capace di tenere insieme, dalla Fenice alla Biennale, tra una baruffa e l’altra, tra una Bacchetta nera licenziata (Beatrice Venezi) e artisti russi che cantano e bevono vodka nel loro padiglione, il plastico fallimento di una certa immaginaria egemonia culturale di destra e, domani e lunedì, anche l’importante voto per il nuovo sindaco, con la sfida tra il senatore dem Andrea Martella (ha dietro un campo larghissimo, dai 5 Stelle a Italia viva, più lo scatenato appoggio della comunità bengalese) e Simone Venturini, candidato del centrodestra e assessore nella giunta uscente guidata da Luigi Brugnaro, ammaccato dall’inchiesta giudiziaria «Palude» (nell’imminenza del voto è inopportuno fornire numeri precisi: però si può riferire che, capita l’antifona, Giorgia Meloni ha evitato di farsi vedere in Laguna).
Faticosa Venezia, con i suoi duecentomila turisti al giorno, i ciabattoni intruppati nelle calle dove leccano gelati e sbranano panini tra un selfie e l’altro e i ricchi cinesi, adesso più i cinesi degli americani, stravaccati nelle gondole, mentre i veneziani fuggono, erano oltre centomila nel 1976 e ora sono meno della metà, soffocati e mortificati perché ormai le case dei loro nonni sono sbarrate oppure sono diventate B&B, le grandi catene alberghiere hanno comprato tutto il comprabile, un mercato immobiliare feroce e folle nel quale è stato messo in vendita anche Palazzo Labia, la storica sede della Rai che custodisce affreschi del Tiepolo: e lasciamo stare che nei «bacari» non servono più nemmeno «ombre» ma calici di Franciacorta millesimato, le vecchie squisite tartine al baccalà te le sogni, però barman tatuati e con il codino ti dicono che se non vuoi bere a stomaco vuoto c’è sempre qualche fetta di Pata Negra, porca miseria, il Pata Negra in Campo San Bartolomeo come fosse una rambla.











