Sono otto i candidati alla successione a Venezia di Luigi Brugnaro, il sindaco uscente dopo 11 anni di centrodestra. L'imprenditore decisionista, che aveva strappato la città lagunare alla sinistra, esce con un'inchiesta per presunta corruzione, tra problemi irrisolti nella città storica e nella terraferma ma rivendicando successi come il risanamento del bilancio, il nuovo stadio e il palasport. A raccoglierne l'eredità per lo schieramento è Simone Venturini, assessore uscente al Sociale e all'Economia e Turismo, che si accredita come "civico" anche se ha già una notevole esperienza amministrativa alle spalle. Lo sostiene una coalizione che vuole verificare il peso dei singoli partiti, surclassati dalla lista "fucsia" di Brugnaro, esperimento politico ormai svanito. Fdi cerca di conquistare il primato in coalizione conquistato alle politiche 2022, la Lega ha impostato una campagna aggressiva imperniata sul no all'ipotesi di una moschea per i tanti immigrati bengalesi. Il centrosinistra ha lanciato, invece, Andrea Martella, senatore e segretario veneto del Pd, con un campo "larghissimo" che si estende all'area riformista di Iv-Psi-+Europa e alle civiche.

Al centro della campagna i temi della sicurezza, contro la pura repressione predicata da Brugnaro e per la rigenerazione urbana, soprattutto delle aree intorno alla stazione di Mestre. Tra gli altri temi la crisi di Porto Marghera, l'overtourism senza controllo in centro storico e il contestato "ticket d'accesso". Intorno alle due coalizioni maggiori si sono formate altre sei candidature indipendenti, tra le quali spiccano Giovanni Andrea Martini (Tutta la città insieme) che come 5 anni fa si ritaglia uno spazio autonomo a sinistra, e l'economista Michele Boldrin (Ora!) che misura nelle urne una certa notorietà ottenuta sui social con piglio aggressivo e proposte di riforme profonde. Altri candidati minori sono Claudio Vernier (Città vive), ex presidente dei commercianti di San Marco, Pierangelo Del Zotto (Prima il Veneto), Roberto Agirmo (Resistere Veneto) e infine Luigi Corò (Futuro per Venezia Mestre), quest'ultimo aderente a Futuro Nazionale ma che il movimento di Vannacci non appoggia ufficialmente.