Venezia. Cronaca di un ribaltone. Il pomeriggio inizia con stampa e televisioni ammassate nella sede elettorale di Andrea Martella: il vincitore designato, dai sondaggi e non solo, che avrebbe riportato il centrosinistra a governare a Venezia. Condizionale d'obbligo. Dai primi exit poll in poi infatti cala il gelo. La sala conferenze è vuota. Quei pochi militanti cercano conforto, spaesati, e commentano i primi dati (disastrosi) sulla bassa affluenza: "Colpa del meteo, sono andati tutti in spiaggia. E della Vogalonga" (la grande regata amatoriale che si è tenuta la stessa domenica del voto). Mai colpa del Pd. Eppure il castello di carta capitola una proiezione dopo l'altra, man mano che le sezioni scrutinate mostrano la dura realtà: Simone Venturini, l'ex assessore di Brugnaro sottovalutato dagli avversari, in terraferma sta doppiando Martella. Non solo. Per lunghi tratti la sua sola lista civica supera l'intera colazione di centrosinistra: 35 a 33 per cento. Che nonostante il campo larghissimo - Pd, M5s, Avs, Italia viva - si è rivelata un'armata brancaleone. La differenza è che alle urne la destra ha portato compatto il suo elettorato. Gli astensionisti invece (quasi il 45%) sono tutti dall'altra parte. E pazienza per gli appelli al cambiamento, alla svolta, al riprendersi la scena del dopo Brugnaro: è l'offerta politica a non aver convinto gli elettori.La prima analisi arriva da Raffaele Speranzon, al quartier generale di Venturini (dove nel frattempo si compie il travaso mediatico che accompagna il verdetto elettorale): "Portare a Venezia Schlein, Conte, Renzi, Bonelli e Fratoianni non è stata una grande idea", sorride il senatore di FdI. Ha ragione: quando il centrosinistra vinse a Vicenza col dem Giacomo Possamai, altro nuovo che avanza, si era ben guardato da far venire nel capoluogo perfino Elly. Al contrario, il centrodestra ha capito che a Venezia, roccaforte rossa pure alle ultime regionali, la strada maestra per vincere era dribblare la candidatura politica. Mentre il Pd ha snobbato ogni alternativa civica puntando tutto su un profilo di sicura esperienza amministrativa, ma pur sempre un uomo di un partito sempre più autoreferenziale. "La scelta di ascoltare, la forza di cambiare", si legge nel quartier generale del senatore dem: slogan infelice. Anche su questo, Venturini ha stravinto soprattutto sul piano della comunicazione. "Lui fa parte della gente, del popolo", commentano le piazze. Conta più la percezione, di ciò che è veramente. Ma tant'è. "Se vinciamo al primo turno sarebbe un risultato mondiale", Giorgia Meloni aveva confidato a Speranzon, suo uomo di fiducia in Veneto, prima delle elezioni. Più passano i minuti, più diventa chiaro che sarà così.Si aspetta a lungo, per prudenza aritmetica. Poi in serata lui: "Si-mo-ne sindaco!", l'accoglienza nella festa del centrodestra. "Gli articoli di giornale davano per vincenti gli altri", Venturini si toglie qualche sassolino dalla scarpa. "Questa è la dimostrazione che lavorando su una lista civica, sulla lista del sindaco, su un progetto non calato dall'alto, si può ottenere il consenso di una realtà a sé stante come Venezia. Questa è la vittoria della città". Appunti per una sinistra che la sta ancora cercando sulla mappa.
L'ora di Venturini, che a Venezia manda il centrosinistra in tilt
Tutti aspettavano la vittoria di Martella, si consuma l'opposto e la città promuove il più giovane sindaco della sua storia: è l'ennesimo suicidio politico del Pd a trazione Ztl










