"Abbiamo davanti un mostro a tre teste: salari reali tra i più bassi d’Europa, dumping dei contratti pirata e un mercato del lavoro che produce precarietà, soprattutto per donne e giovani". Paolo Andreani, leader della Uiltucs, indica senza mezzi termini la sfida del sindacato nel terziario.

Perché il terziario è il punto critico del lavoro povero?

"Perché i numeri mostrano una distorsione strutturale. Nel turismo i dipendenti precari arrivano al 55 per cento; nel commercio quasi cinque lavoratori su dieci sono part-time. Tra gli under 35 il 31 per cento degli occupati nel commercio ha un contratto atipico, mentre nel turismo i contratti a termine raggiungono il 63 per cento. Qui la fragilità è parte del modello".

Chi paga il prezzo più alto?

"Giovani e donne. Le donne entrano nell’economia terziaria soprattutto attraverso il part-time, spesso involontario. E quando tempo determinato e part-time si sommano, il salario precipita. Nel turismo la retribuzione media annua lorda si ferma a 11.500 euro; nel commercio il 60 per cento dei lavoratori è attorno ai 20 mila euro. Ma centinaia di migliaia di addetti guadagnano tra 6 mila e 8 mila euro lordi l’anno. Questa non è flessibilità: è povertà lavorativa".