In un'Italia che si dibatte tra le pieghe di un'economia sempre più fragile, il lavoro povero continua a crescere. Le storie di lavoratori e lavoratrici che lottano ogni giorno per un salario che spesso non basta a coprire le necessità di base nono sono più, da tempo, eccezioni. Nel settore dei servizi, dove lavorano 16,7 milioni di persone (il 69,9% dei lavoratori censiti in Italia) e dove la maggioranza è donna (51,7%), i contratti precari sono il 33%, una condizione che raggiunge quasi il 50% nel settore della ristorazione. Una deriva che sembra non riuscire più a garantire neppure le promesse di una vita dignitosa. Il tasso di copertura contrattuale nel terziario, inoltre, è sotto l’80%, un dato che evidenzia una «zona grigia» che comprende quasi 2 milioni di lavoratori per i quali non si sa nemmeno quale sia il Ccnl del terziario che gli è stato applicato e i cui diritti sono sospesi, privi di una protezione legale adeguata.
Lavoro, il 50% nella ristorazione è precario. Cosa sono i «contratti pirata», con stipendi più bassi di 7 mila euro
Durante la tre giorni a Firenze, la Uiltucs denuncia l'espansione del lavoro precario e dei contratti pirata nel settore dei servizi e lancia una proposta: part time minimo a 25 ore e maggiorazione paga oraria del 50% la domenica








