In Italia, nel settore privato, più di un lavoratore su 3 guadagna meno di mille euro netti al mese: si tratta di una platea che conta in tutto ben 6,2 milioni di persone (35,7% del totale degli addetti), platea che sale poi a quota 10,9 milioni (62,7%) se si alza l’asticella da 15 a 25 mila euro lordi all’anno. Il lavoro povero, e più in generale i bassi salari, stando alle cifre elaborate dall’ufficio Economia della Cgil nazionale, si conferma insomma uno dei principali problemi dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia.
Il peso del part time (involontario)
Tra gli elementi più penalizzanti sul fronte dei salari lo studio curato dall’economista Nicolò Giangrande, elaborando i dati più recenti dell’Osservaorio Inps sui lavoratori dipendenti del settore privato riferiti al 2023, indica la tipologia contrattuale e il tempo di lavoro. I lavoratori con contratti a termine e part time hanno salari lordi annuali medi rispettivamente di 10.300 e 11.800 euro lordi all’anno. I lavoratori che cumulano le due condizioni - tenendo poi presente che in Italia il tasso di part-time involontario tocca il 54,8%, il più alto dell’Eurozona - vedono ridursi ulteriormente il loro salario lordo annuale medio a 7.100 euro, questo a fronte di un salario lordo annuale medio che per il settore privato nel 2023 è stato pari a 23.662 euro in aumento del 3,5% sull’anno prima (quando però l’inflazione aveva fatto segnare un +5,9%).







