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Ultimo aggiornamento: 16:03
I contratti pirata – ovvero quelli firmati da sindacati poco rappresentativi – continuano a generare nel terziario un ampio danno economico e sociale. A quantificare le perdite e lanciare l’allarme è Confesercenti. Un sondaggio Ipsos commissionato dalla confederazione ha quantificato gli effetti del dumping salariale. Solo per i servizi, al 30 giugno di quest’anno erano registrati al Cnel 210 contratti. Di questi, 200 erano a “minore tutela” e solo 10 siglati dai confederali Cisl, Uil e Cgil. I contratti a bassa tutela coinvolgerebbero dai 160mila ai 180mila lavoratori del comparto, ma sono stime molto conservative.
Degli intervistati, solo il 13% afferma di godere della quattordicesima. Il dumping sottrae ai dipendenti il 26% della retribuzione, 1.150 euro di elementi non retributivi come ferie o riposi o permessi, 1000 euro di prestazioni sanitarie previste dalla bilateralità e 900 euro di welfare dalla bilateralità integrativa. I danni ai lavoratori sono stimati in totale in più di 8.200 euro annuali. “Stiamo parlando di quasi 1,5 miliardi di euro sottratti al sistema economico ogni anno“, commenta Confesercenti, che sottolinea anche l’impatto per le casse statali dato che “il minor gettito Irpef causato dai contratti in dumping è di oltre 300 milioni di euro, mentre il minor gettito contributivo è di quasi 450 milioni di euro”.







