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27 LUGLIO 2025
Ultimo aggiornamento: 9:13
Da un lato c’è la proclamata volontà del governo Meloni di potenziare l’Ispettorato nazionale del lavoro, per contrastare la tragedia quotidiana dei morti nei cantieri e nelle fabbriche. Dall’altro, c’è una realtà che racconta una storia diversa ed è stata ben riassunta nella relazione della Corte dei Conti: un ente che fa un’enorme fatica ad assumere nuovo personale, anche perché gli stipendi e le indennità degli ispettori non sono abbastanza attrattivi. Conseguenza anche di scelte contraddittorie, come quella di non riconoscere il salario accessorio ai dipendenti dell’Inl, a differenza di come avviene in altre agenzie statali. Il risultato è una continua rincorsa di concorsi con pochi candidati, vincitori che rinunciano per spostarsi in amministrazioni meglio remunerative e un turn over inceppato di fatto.
A fine 2023, dice la relazione annuale dello stesso Ispettorato, l’organico era pari a 4.768 unità, considerando anche i militari dell’Arma dei carabinieri e gli ispettori Inps e Inail. A fine 2024, invece, questi sono diventati 4.585. Al concorso per l’ingresso di mille nuovi ispettori tecnici, su base regionale, risultano essere iscritti 1.228 candidati. Da tempo i sindacati parlano anche di una fuga dall’ente, perché in molti ritengono che le retribuzioni offerte sono del tutto inadeguate alle responsabilità alle richieste. Ma c’è anche un altro problema, che ha a che fare con l’organizzazione interna più che con i numeri generali: 900 ispettori, infatti, sono in realtà utilizzati per funzioni amministrative, per sopperire alla carenza negli uffici. Quindi ulteriori risorse in meno per i controlli sul territorio.






