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24 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:39

Il presidente della Corte dei conti Guido Carlino lancia l’allarme nel giorno più solenne per la magistratura contabile, l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel 2025, mentre il governo Meloni varava la riforma della Corte, che tra il resto espande in maniera abnorme l’ambito del controllo preventivo degli atti e fornisce agli amministratori uno “scudo” di fatto per quel che accade dopo mettendo un tetto al danno contestabile, sono aumentati i casi di distrazione dolosa di fondi pubblici, compresi quelli legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Si tratta, nello specifico, dello sviamento, da parte di privati, dalle finalità per le quali erano stati erogati i finanziamenti, configurando spesso profili di corruzione e incidendo anche sugli obblighi dell’Italia nei confronti dell’Unione europea”, ha spiegato.

Il riferimento agli obblighi verso Bruxelles è pesante: l’Italia è il principale beneficiario del programma Next Generation EU e se emergono abusi o non ci sono prove adeguate sulla destinazione dei fonti l’Ue può bloccare o ridurre i pagamenti. Ma cosa dicono i numeri? Nel 2025 le Procure regionali della Corte hanno ricevuto 48.505 denunce di danno erariale, un migliaio in più rispetto all’anno prima: “Evidente dimostrazione che le Procure regionali sono percepite dai cittadini, e dalle stesse pubbliche amministrazioni, come imprescindibile baluardo alle ruberie, agli sprechi, alle inefficienze che causano il depauperamento delle risorse pubbliche con le conseguenti negative ricadute sulla collettività”, ha chiosato il procuratore generale della Corte Pio Silvestri. Per oltre 20mila è scattata l’archiviazione immediata, prova del fatto che – contrariamente, si legge tra le righe, agli alibi della politica sulla presunta paura della firma che attanaglierebbe gli amministratori – “il sistema delineato dal codice di giustizia contabile funziona bene” e “evita pregiudiziali valutazioni negative sull’operato di amministratori e funzionari pubblici”. Le somme recuperate all’erario sono ammontate a 88,1 milioni, di cui 75,6 da sentenze di condanna, 3,1 da recuperi legati all’applicazione di riti speciali e 9,3 recuperati prima ancora della citazione a giudizio. Nel quinquennio 2021-2025 il totale rientrato nelle casse pubbliche sale a 642 milioni.