Uno studio di Confcommercio analizza il fenomeno, che è in forte crescita e particolarmente diffuso nel turismo. In Liguria numeri contenuti
Carlo Sangalli
Genova – Li chiamano “contratti pirata” perché hanno la caratteristica di essere sottoscritti da associazioni sindacali e datoriali poco, o per nulla, rappresentative. Prevedono salari ridotti, meno giorni di ferie e permessi, assenza della quattordicesima mensilità e scarsissime tutele assistenziali.
Il fenomeno è stato oggetto di studio da parte di Confcommercio, perché risulta in crescita e va arginato. L’escalation dei contratti pirata si registra soprattutto nelle micro-imprese e nelle cooperative, ed è «assai diffuso nel terziario e nel turismo» spiegano dall’associazione.
La buona notizia è che in Liguria, regione la cui economia poggia molto sul turismo, il fenomeno presenta dimensioni contenute, come dimostra l’incidenza dei “dipendenti pirata” (che hanno sottoscritto contratti pirata) sul totale dipendenti.







