Obiettivo: sconfiggere il precariato. Peccato che, al contrario di quanto sostiene Maurizio Landini, il mercato del lavoro italiano non sia mai stato così solido. I contratti a termine sono ai minimi da anni, l’occupazione inanella un record dietro l’altro e pure le morti sul lavoro sono a livelli nettamente inferiori rispetto ai grandi Paesi europei. Insomma, quella portata avanti dalla Cgil e dal suo segretario con il referendum di domani e lunedì è una battaglia contro un’Italia che non esiste.

Partiamo dagli ultimi dati usciti, quelli di aprile relativi a occupati e disoccupati. Ebbene, secondo l’Istat, il tasso di occupazione è ai massimi dall’inizio delle serie storiche (2004): 62,7%, stabile rispetto a marzo, pari, in valore assoluto, a 24,2 milioni di persone. In un anno, dunque su aprile 2024, sono stati creati 282mila nuovi posti di lavoro, cifra che sfonda il milione se si prende come riferimento ottobre 2022, quando il governo Meloni è entrato in carica.

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Ma c’è di più. Perché a trainare la crescita degli occupati nell’ultimo anno sono stati i contratti a tempo indeterminato, cresciuti 345mila unità, portando il totale di chi ha un contratto stabile a quota 16 milioni e 366mila. Al contrario, sono calati i contratti a termine, con i precari che sono diminuiti di 173mila unità, per un totale di 2 milioni e 652mila. In rapporto al numero di lavoratori dipendenti, i contratti a tempo determinato sono pari al 13,9%: solo a febbraio 2016 la percentuale era più bassa (13,7%). La proposta della Cgil di intervenire su questi aspetti, reintroducendo una causale per giustificare il rinnovo di ogni contratto a termine (attraverso il quesito 3 del referendum) e il diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo (il vecchio articolo 18, quesito 1), appare utile solo a ingessare il mercato del lavoro. Inoltre, i posti di lavoro, secondo le proiezioni dell’Istat diffuse ieri, dovrebbe crescere pure nel 2026. Seppure in decelerazione, «l’occupazione, misurata in termini di unità di lavoro» si legge ne “Le prospettive per l’economia italiana per il 2025 e 2026” «segnerebbe un aumento superiore a quello del Pil (+1,1% nel 2025 e +1,2% nel 2026)». E i disoccupati? Beh anche loro sono ai minimi da decenni.