C’è un numero che vale più di mille analisi. In provincia di Torino, nei primi nove mesi del 2025, sono stati assunti 47.732 giovani under 29. Di questi, tre su quattro - il 76,7% - hanno firmato un contratto precario. Per le ragazze la quota sale al 79,4%. Significa che la maggioranza di chi entra nel mondo del lavoro lo fa sapendo già che quel contratto ha una data di scadenza.
Mauro Zangola, economista tra i più attenti ai dati del Nord Ovest, ha messo in fila le cifre e il quadro è impietoso. Tra il 1992 e il 2025, la provincia di Torino ha perso 178.517 giovani tra i 15 e i 29 anni: un calo del 35,4%. La città ne ha persi 84.142, quasi il 40% rispetto a trent’anni fa.
Altro dato, altro allarme. Il tasso di occupazione giovanile in provincia, segnala Zangola, è al 35,1%. Rispetto al 2019, prima del Covid, si sono persi 3,7 punti percentuali. Torino si piazza al 54° posto nella classifica nazionale delle province per occupazione under 29 - metà classifica, in un’area che fino a vent’anni fa era sinonimo di industria e contratti a tempo indeterminato.
Il paradosso è nella manifattura stessa. Quella che un tempo assorbiva la quota maggiore di lavoratori oggi conta per l’11,1% delle assunzioni giovanili in Piemonte: era il 13,8% soltanto dieci anni fa. Il terziario ha preso il largo: il 38,2% dei giovani assunti nel 2025 lavora nel commercio, nei trasporti, nell’alloggio e nella ristorazione. Il 32% nelle attività professionali e nei servizi alle imprese. Settori importanti, ma spesso a contratto. Spesso a termine.






