HomeMilanoCronacaIl turismo cresce, gli stipendi no: "Contratti precari per sei su dieci. Le paghe? Tra le più basse nell’Ue"Il dossier della Uiltucs: terziario in crisi, fattori che spiegano la fuga all’estero e la carenza di manodopera "Il lavoro povero è ormai strutturale, più soldi per chi è costretto al part time o alla discontinuità".Turiste straniere a spasso per il centro di MilanoRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciIl turismo continua a registrare numeri in crescita, ma non migliorano le condizioni di lavoro di chi fa funzionare la macchina dell’accoglienza, dietro le quinte di alberghi, bar, ristoranti e servizi. Stipendi bloccati su una media netta di mille euro mensili, anche per il larghissimo impiego di contratti part time. Poco meglio nel commercio, con una media di 1350 euro mensili, comunque inadeguati rispetto al costo della vita di una città come Milano. Precariato spinto e stipendi bassi sono tra i fattori alla base della ormai cronica difficoltà delle imprese nel trovare personale. Una situazione fotografata da una ricerca della Uiltucs, sindacato che ha messo a confronto anche le retribuzioni nel settore nei principali Paesi europei. Un lavoratore del turismo prende in media 1900 euro mensili netti in Danimarca, 1750 euro in Finlandia, 1500 euro in Svezia, 1350 euro in Germania e 1200 euro in Austria. La Spagna si allinea sui mille euro dell’Italia, mentre vanno peggio solo Portogallo e Polonia (900 euro). Meglio dell’Italia anche la Grecia, dove un operatore del settore prende circa 100 euro in più. Dati che spiegano la fuga di italiani all’estero, tra i fattori al centro della "crisi del terziario".