L’industria resta l’anello debole

Fabrizio Antolini

Powered by

Nel triennio 2023-2025, l’economia italiana si muove a due velocità: l’industria arretra, mentre i servizi reggono grazie al turismo. Ma dentro questa dinamica c’è un punto decisivo che spesso sfugge: la crescita del turismo internazionale non è un rischio, come si può pensare per il sopraggiungere delle guerre, bensì una leva di espansione economica. L’industria resta l’anello debole. L’Indice della Produzione Industriale (base 2021=100) segna tre anni consecutivi di contrazione: -2% nel 2023, -4% nel 2024 e -0,2% nel 2025. Il momento più critico si registra a dicembre 2024 (-6,9% tendenziale). Alcuni comparti, come farmaceutica e metallurgia, hanno comunque mostrato segnali di tenuta, ma la manifattura nel complesso resta in difficoltà. Pesano l’aumento dei costi energetici legato alla guerra in Ucraina, la stretta della Banca Centrale Europea e il rallentamento della Germania, che ha frenato export e investimenti. Tutti fattori che non dipendono dalla politica interna, ma dal quadro internazionale.

A gennaio 2026 emergono segnali contrastanti: crescono a livello tendenziale attività estrattiva (+3,4%) ed energia (+14,4%), mentre la manifattura continua a calare (-2,3%). A sostenere il sistema economico è però il settore dei servizi, che vale il 72,3% del Pil. Qui il turismo gioca un ruolo centrale. Nel 2023, secondo Istat, il contributo diretto al Pil è stato di 106,8 miliardi, che diventano 206,4 miliardi considerando gli effetti indiretti, pari al 9,6% del totale. Numeri che indicano chiaramente il peso strategico del comparto. Il nodo vero è però la composizione della domanda turistica. Nel 2025 gli stranieri rappresentano il 55,5% delle presenze totali, in crescita rispetto al 53,2% del 2024, con la permanenza media passata da 3,34 notti a 3,45 del 2025. Un allungamento della permanenza significa più spesa pro capite e maggiore sostegno al fatturato dei servizi. Ma soprattutto questa dinamica è trainata dagli stranieri: nel 2025, in Italia le loro presenze crescono del 4,25%, e gli arrivi dell’1,37%, mentre gli italiani riducono sia gli arrivi (-3,49%) sia le presenze (-0,05%). A marzo 2026 il dato cumulato è di 39,1 milioni di presenze straniere (+23 % sul 2024), mentre quelle italiane continuano a diminuire (-12%). Il dato chiave non è dunque il totale delle presenze, ma la loro composizione.