L’associazione lgbtqia+ ebraica Keshet non condanna il genocidio a Gaza, il Roma Pride esclude il suo carro dal corteo del 20 giugno. La decisione arriva dopo un incontro tra organizzatori e rappresentanti italiani ed europei dell’associazione, che nel 2024 non è scesa in piazza ma è ritornata a sfilare lo scorso anno. Ricevendo fischi e insulti, soprattutto dopo la scelta di non aderire al minuto di silenzio per le vittime nella Striscia osservato da tutti gli altri carri.

«La bussola di una manifestazione politica è il suo documento e nel nostro la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara – si legge nel comunicato – Sappiamo distinguere con chiarezza la differenza fra il governo israeliano e la comunità ebraica costituita da persone lgbtqia+ e non potremmo mai attribuire a quest’ultima la responsabilità di atti criminali di guerra operati da un governo genocida. Attribuiamo a Keshet Italia la responsabilità di non aver preso e non intendere prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza ma, anzi, di fare un non condivisibile distinguo lessicale nel documento da loro recentemente pubblicato».

Il documento è uscito su Instagram, in formato carosello, il 12 maggio e sostiene che «la parola genocidio non è neutra: evoca una relazione storica precisa». E questo al netto del fatto che anche il governo di Tel Aviv può essere accusato di un crimine simile: «Sarà il diritto internazionale e, eventualmente, la Corte penale internazionale a stabilirlo». Molti distinguo, nessuna presa di posizione.