Al Roma Pride non c'è spazio per gli ebrei. O meglio, per le associazioni che rappresentano la comunità Lgbtqia+ ebraiche: nessun carro sarà ammesso, hanno deciso gli organizzatori della grande manifestazione che ogni anno sfila per le strade della capitale. "Chiunque condivida i valori fondanti del nostro movimento e della nostra comunità può scendere con noi in piazza. I carri in parata sono, tuttavia, una prerogativa ma, soprattutto, una responsabilità politica dell'organizzazione", si legge in una nota che esclude la partecipazione della Keshet Italia, associazione ebraica nata per tutelare i diritti delle persone Lgbtqia+. Il motivo? "Non aver preso e non intendere prendere le distanze dal genocidio in corso a Gaza". Perché per partecipare alla grande festa, spiegano gli organizzatori, è necessario condividere le stesse rivendicazioni e istanze: "Il nostro documento politico non è un buffet dal quale è possibile scartare e ignorare singole pietanze indesiderate".Per Keshet la versione dei fatti è un po' diversa. "Con un atto di un'esclusione senza precedenti ci è stato negato prima l'accesso al coordinamento e poi persino la possibilità di sfilare con un proprio carro. La nostra colpa? Essere ebrex", si legge in un comunicato. "Non accettiamo lezioni di diritti da chi applica dinamiche di esclusione identitaria. L'antisemitismo mascherato da posizionamento politico rimane antisemitismo", argomenta l'associazione, che invita realtà associative, partiti e membri della società civile "a prendere una posizione netta contro questa deriva razzista. Chiediamo una presa di posizione netta del Sindaco e del Comune di Roma e di non presenziare la manifestazione". Per il momento alcuni esponenti politici hanno già commentato la vicenda, ma il sindaco Roberto Gualtieri non ha espresso commenti. Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva, reputa "assurda e incomprensibile" l'esclusione dell'associazione dal Roma Pride. "Sono cittadini italiani ai quali non si può chiedere di rispondere delle scelte di un governo straniero. Ma il punto è più ampio – ha commentato – da quando si entra al Pride esibendo le proprie opinioni politiche? Una persona omosessuale che vota Meloni può venire al Roma Pride, o deve prima firmare la piattaforma giusta?". Dello stesso avviso l'ex parlamentare del Pd Anna Paola Concia, che su X ha invocato l'intervento del primo cittadino Roberto Gualtieri e della segretaria dem Elly Schlein. "Il Roma Pride non è di proprietà di nessuno", ha scritto Concia. "Era una manifestazione inclusiva. Oggi discrimina. Ha perso la sua natura".Sulla vicenda ha espresso preoccupazione anche l'Unione delle comunità ebraiche italiane. "Si tratta di una scelta che desta forte dissenso perché rischia di subordinare la partecipazione di cittadini e associazioni ebraiche all'adesione preventiva a specifiche posizioni politiche e interpretazioni di eventi internazionali, peraltro ancora oggi solo presunti e per nulla accertati", ha commentato. "Nessuno dovrebbe essere chiamato a superare un test ideologico per poter partecipare a uno spazio che nasce con l'obiettivo di includere garantendo dignità e diritti alle persone, indipendentemente dalla loro identità, appartenenza o provenienza. I Pride sono nati per includere, non per escludere", ha concluso l'Ucei.