Le elezioni amministrative di domenica e lunedì hanno dato qualche sorpresa positiva per il centrodestra ma non sono destinate a lasciare un segno nei libri di storia. Non c’è stato nessun terremoto. Altre elezioni dello stesso genere si terranno di qui alle politiche e ogni volta scopriremo che le cose non saranno andate come annunciato dai pronostici. Adesso ad analizzare con attenzione i numeri, prendiamo atto del fatto che sostanzialmente la sfida tra centrodestra e centrosinistra è ancora aperta. Con opportunità e problemi irrisolti per entrambi gli schieramenti.

È emerso invece qualcosa che riguarda in particolare il centrosinistra e cioè che aveva dato una lettura eccessivamente ottimistica dei risultati referendari di due mesi fa. Il voto sulla riforma della giustizia è stato assai rilevante ma non ha segnato affatto l’inizio della fine del governo guidato da Giorgia Meloni. Né ha spalancato le porte a una libera cavalcata verso la vittoria dello schieramento di cui è a capo Elly Schlein. Del resto, i sondaggi degli ultimi sessanta giorni hanno segnalato solo lievi scostamenti e hanno regolarmente registrato che Fratelli d’Italia resta di gran lunga il primo partito. Senza che sia mai stato ipotizzabile un sorpasso del Pd. Tale lettura errata ha indotto il centrosinistra a commettere qualche errore di valutazione. In primo luogo, quello di ritenere di avere davanti a sé settimane, mesi prima di dovere prendere delle decisioni.